SSP300: BrCorse, sul tetto del Mondo con Mahendra

Il team manager Brambilla: "Dovevamo sostituire Offer e ci proposero un sedicenne indonesiano tutt’altro che conosciuto. Ci rassicurò Manu Gonzalez"

SSP300: BrCorse, sul tetto del Mondo con Mahendra
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Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 25 novembre 2024, 10:16

Sono circa 11.500 i chilometri che separano Arcore, dove il Team BrCorse ha la propria sede, e Yogyakarta Bantul, località dove è nato Aldi Satya Mahendra, primo campione del Mondo indonesiano nella storia del motociclismo. Ma quella di Jerez è stata una prima volta anche per il team lombardo, che ha conquistato il titolo iridato nella Supersport 300 dopo averlo sfiorato nel 2023 con Mirko Gennai, il pilota con cui BrCorse aveva debuttato nella classe iridata soltanto tre anni prima.

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La storia di BrCorse


Per conoscere gli inizi di BrCorse, però, serve andare indietro di molto più tempo, con il debutto nel CIV nella Sport 4T, classe che poi nel 2017 si è evoluta, diventando proprio la Supersport 300. I risultati furono subito ottimi, come ricorda Andrea Brambilla, team manager di BrCorse: “Il team è nato nel 2011 disputando la Sport 4T, dove fummo subito vice campioni italiani, per poi confermarci competitivi anche negli anni successivi”. Nel 2014 avvenne il passaggio alla Supersport 600 per un impegno maggiore, tanto che la gestione del team si trasformò in un lavoro. Il Team BrCorse visse gli anni successivi tra CIV e National Trophy prima di riabbracciare le “piccole” cilindrate. Una scelta dettata anche dallo scoppio della pandemia del Covid-19 che obbligò il team brianzolo a rivedere i piani per il 2020: “A causa della pandemia ci sarebbero state poche gare, e disputare il CIV non ci sembrava una scelta conveniente – ricorda Brambilla – quando ci chiamarono per confermare l’iscrizione del nostro team al mondiale SSP 300 in pochissimo tempo allestimmo la moto e ingaggiammo Gennai, che era rimasto senza sella. È con lui che debuttammo a livello mondiale”.

Con il toscano arrivarono anche le prime gioie iridate del team: dopo una difficile stagione di apprendistato sia per la squadra che per il pilota, nel 2021 Gennai lottò costantemente per la Top 10, chiudendo come miglior italiano della SSP 300. Il 2022 è stato l’anno della svolta per il Team BrCorse, che a Gennai affiancò un secondo pilota, Indy Offer. A causa di un infortunio, però, l’inglese dovette saltare il round di Barcellona, un inconveniente che portò Brambilla a schierare Mahendra, ai tempi un sedicenne senza esperienza mondiale, poiché stava vivendo la prima stagione in sella alla Yamaha R25 nell’Asia Road Racing Championship. Suggerito da Yamaha Indonesia a Yamaha Europe, quest’ultima lo affidò a BrCorse che fece correre Mahendra, non senza qualche dubbio iniziale da parte del team brianzolo: "Onestamente non lo conosceva nessuno, e all’inizio avevamo paura che fosse una scommessa rischiosa. Poi però Manu Gonzalez, che lo aveva visto al Yamaha VR46 Master Camp, mi spiegò che era il fratello di Galang Hendra Pratama. Ma soprattutto aggiunse che era fortissimo, e che ci avrebbe dato delle soddisfazioni. E così è stato…”.

Nel 2023, alla prima stagione intera in Europa, Mahendra ha sfiorato il titolo nell’R3 bLU cRU European Championship, conquistando cinque successi e altri due podi, terminando secondo per soltanto quattro punti alle spalle di Emiliano Ercolani. Ottime premesse per la stagione 2024 nella quale ha debuttato a tempo pieno del Mondiale.

BrCorse e il trionfo con Mahendra


Il titolo conquistato da Mahendra ha permesso di coronare un sogno che Brambilla cullava già da tempo.Già nel 2023 con Gennai credevo nel titolo. Avevamo iniziato la stagione pensando che avremmo potuto vincere il Mondiale e in effetti c’eravamo quasi riusciti”. Mentre Mahendra lottava per il titolo continentale, perso in volata, la squadra di Brambilla accarezzava infatti con Gennai l’idea del primo alloro iridato, chiudendo al terzo posto con il toscano mentre il team – spinto anche dai podi di Marco Gaggi – è stato secondo nella classifica a squadre a soltanto cinque punti dalla leadership. Il finale amaro del 2023 ha fornito alla squadra la benzina per compiere il salto di qualità definitivo: “La rabbia per i risultati sfiorati e il talento di Aldi hanno dato lo slancio per il 2024”. Nella Supersport 300 la costanza paga più della velocità, come Mahendra ha confermato: un (solo) successo e otto piazzamenti a podio hanno permesso al pilota della Yamaha di laurearsi campione del Mondo a Jerez. "Aldi è stato molto intelligente – racconta Brambilla – perché quando c’era da rischiare ha rischiato mentre quando c’era da essere calcolatore è stato freddissimo. Ha sempre ragionato e tra quelli in lotta per il titolo è stato l’unico a non aver mai fatto uno ‘zero’”.

La consapevolezza è arrivata dopo Magny-Cours, dove grazie ai due podi l’indonesiano è tornato in testa al Mondiale a soltanto quattro manche dal termine: “Ci siamo detti "ora non si scherza più, vogliamo il Mondiale", tant’è che siamo andati direttamente ad Aragón e poi a Jerez a svolgere dei test che originariamente non erano programmati”. Proprio a Jerez, però, la squadra ha vissuto il momento più difficile. Non tanto in Gara 2 quando Mahendra era a combattere nel gruppo di testa rischiando di finire coinvolto in incidenti che avrebbero pregiudicato il risultato finale, bensì il sabato mattina al termine del warm up. Lo rivela per la prima volta Brambilla: “Nel warm up la moto ha perso potenza. Così tra la fine del turno e Gara 1 abbiamo cambiato motore, cablaggio, centralina, cruscotto, pulsantiere e corpo farfallato. Abbiamo ricostruito una moto in poco più di un’ora, secondo me il Mondiale lo abbiamo vinto lì.

In pista Mahendra ha fatto il resto gestendo il vantaggio su Loris Veneman con freddezza, marcando l’olandese. E tagliando il traguardo di Gara 2 in sesta posizione ha conquistato il titolo mondiale, per una festa lunga 11.500 chilometri. “La cosa curiosa e forse assurda – conclude Brambilla – è che da dieci anni vivo un paio di mesi l’anno proprio in Indonesia. Parlo un po’ la loro lingua, non capita spesso di sentirla nel paddock. Chi l’avrebbe detto che da quel Paese sarebbe arrivato il mio campione del Mondo?”.

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