SBK, il ritorno di Jonathan Rea: “Superare per il 17° posto? Non è più il mio lavoro”

Valentino Aggio
Pubblicato il 1 aprile 2026, 15:44
Il primo round europeo della Superbike ha dato il bentornato a Jonathan Rea. A pochi mesi dal proprio ritiro dalle corse, il nordirlandese è tornato in pista con la CBR1000RR-R del team ufficiale per rimpiazzare l'infortunato Jake Dixon. Inutile dire che il weekend non è stato dei migliori.
Parla Rea: “Potevo superare Manzi, ma mi sono chiesto cosa stessi facendo”
Il ritorno in HRC è stato un momento senz'altro toccante: a 18 anni dal debutto in Superbike con il CBR, il sei volte iridato è tornato proprio nella stessa Portimão per riprendere da dove aveva lasciato, ma con un ruolo diverso. “Nella Superpole Race avevo l'occasione di superare Manzi, dato che era andato leggermente largo in curva 13: fossi stato ancora un pilota, non ci avrei pensato due volte. Invece, mi sono chiesto: 'Cosa sto facendo?'. Non supererò un altro pilota per il 17° posto: non è più il mio lavoro. Mi limito ad essere preciso nelle indicazioni da dare al team”.
Un esempio perfettamente calzante del nuovo ruolo di Rea, anche se “Non sono ancora entrato nel ruolo di tester: questo weekend è stato un primo tassello. Di certo non mi annoierò: è un bel progetto, sicuramente ambizioso”.
Weekend complicato: “Come me lo immaginavo”
“È stata dura, esattamente come me lo immaginavo”. Jonathan Rea ha concluso il weekend portoghese 19° in Gara 1, 18° nella Superpole Race e 12° in Gara 2. “Ad essere onesto, non so come ho fatto a terminare i 20 giri: fisicamente, è stato un weekend devastante. Durante l'inverno ho dovuto recuperare dopo i due interventi, quindi non ho potuto guidare la moto da cross come avrei fatto normalmente”.
Rea ha spiegato i problemi che ha dovuto affrontare: “Sono in buona forma dal punto di vista aerobico, ma è muscolarmente che ho faticato: dopo quattro giri avevo arm pump. I risultati non sono buoni, ma mi sono divertito: è bello non avere pressioni per il risultato”.
Da pilota a tester: “È bello non aver pressioni”
Il ruolo di tester è diverso rispetto a quello di pilota, come ha puntualizzato più volte il #65. “Abbiamo approcciato il weekend come un test, portando diverse novità radicali sulla moto: se rimaniamo della nostra filosofia, non riusciremo mai a migliorare. È vero che nei test non c'è un confronto diretto con altri piloti, ma abbiamo dei riferimenti e le mie indicazioni sono puramente basate sulle sensazioni: capisco la moto e so dove deve migliorare. C'è meno pressione rispetto al weekend di gara, si riesce a lavorare in maniera più sistematica”.
Oltre alle wild-card, Rea potrebbe già tornare in azione ad Assen tra meno di un mese per il round della Superbike se non dovesse recuperare Jake Dixon dall'infortunio subìto in Australia: “Sto parlando con Honda, ma loro aspettano Jake Dixon: sono in stand-by”.
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