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Gianmaria Rosati
28 ago 2025 (Aggiornato il 29 ago 2025 alle 07:08)
Dalla delusione per un matrimonio terminato alla motivazione per una nuova avventura pronta a cominciare. Il mese di agosto è stato decisamente movimentato per il team Barni e Marco Barnabò, che ha dovuto fare i conti con l’addio di Danilo Petrucci e conseguentemente con la ricerca di un nuovo pilota. Una ricerca che lo ha portato fino ad Alvaro Bautista, che porterà in dote al team indipendente più in forma della griglia Superbike velocità, esperienza e due titoli mondiali di categoria. A tal proposito abbiamo scambiato quattro chiacchere con Marco, per capire i retroscena della trattativa.
“Come ho sempre detto il primo obiettivo era quello di continuare con Petrucci – apre il Team Principal – e su tanti punti eravamo già d’accordo, ma poi l’offerta di BMW ha cambiato le cose. Io mi sono trovato spiazzato, ma una volta preso atto della situazione la prima idea è stata quella di sentire Simone Battistella, che oltre a essere il manager di Bautista lo è anche di Montella. Simone e Alvaro non avevano pensato a noi perché credevano che Danilo sarebbe rimasto, ed al contempo attendevano le mosse di Ducati: da lì a poco Alvaro ha iniziato a valutare l’idea di unire le forze, e ci siamo accordati. E’ stato però tutto molto rapido, tanto che abbiamo completato i vari incartamenti lunedì, e martedì è sceso in pista con la moto nuova”.
La prima idea quindi è stata Bautista e non un profilo più giovane come Iker Lecuona.
“Esatto, dato che un pilota giovane l’ho già ed è Montella. Allo stesso tempo però io mi aspettavo che Alvaro rimanesse in Ducati, quindi ho cercato di tenere aperte altre porte. Ho parlato con altri due piloti ossia Rea e Lecuona. Su Rea però avevo più dubbi, dato che non hai mai guidato la Ducati. E’ venuto a chiedere informazioni anche Iannone. Quando però si è concretizzata la possibilità di avere Alvaro sono andato in quella direzione”.
Tanti piloti di valore sono venuti a chiederti una opportunità. Un grande motivo di vanto.
“E’ un orgoglio per tutta la squadra sapere che tutti questi piloti di spessore vorrebbero correre con una nostra moto. Sono consapevole che per tutti una moto ufficiale sia la prima scelta, ma sapere che in tanti pensano di poter raggiungere gli stessi risultati con il nostro team indipendente è una soddisfazione. E’ stato difficile comunque dire no ad un pilota come Rea: non volevo passare per presuntuoso, ho cercato di consegnare la moto al profilo che soddisfasse il maggior numero di requisiti”.
C’è però il rischio che Alvaro pensi al ritiro a fine anno, con conseguente nuova ricerca di un pilota. E’ un qualcosa a cui hai già pensato o è ancora troppo presto?
“Onestamente non ci volevo pensare, anche se dal round di Balaton a lunedì ho lavorato senza sosta per il nuovo pilota, tanto che io e mia moglie non abbiamo fatto ferie tra chiamate e tutto il resto. Ora voglio pensare solamente all’anno prossimo, non al futuro più lontano, consapevole che ci attende una stagione ancora più impegnativa”.
La zavorra che affligge Bautista ti preoccupa?
“Un po’ sì, ma non voglio perdere tempo a lamentarmi, anche perché sarebbe inutile. La cosa curiosa è che quando abbiamo iniziato con Petrucci abbiamo dovuto cucire addosso ad un pilota di stazza una moto pensata per Bautista, mentre ora dobbiamo cucire addosso ad Alvaro una moto pensata su Bulega. L’idea però è che questo tema debba essere una sfida, non uno svantaggio di cui lamentarsi”.
Hai seguito i test di Alvaro con la V4R 2026?
“Sono stato ad Aragon proprio per questo. Abbiamo fatto la foto dell’annuncio martedì mattina, poi insieme ad alcuni membri del mio team abbiamo seguito da vicino il test di Alvaro con la nuova Panigale. E’ stata un’occasione per conoscersi un po’ e iniziare a lavorare per il futuro”.
Alvaro porterà con sé il suo storico capotecnico Giulio Nava?
“No, la squadra resterà la stessa di quest’anno”.
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