La nuova vita di Migno: “Mig Babol? Come parlare di moto al bar con gli amici” | ESCLUSIVA

Pubblicato il 22 aprile 2026, 17:37
Conclusa la propria avventura come pilota nel Motomondiale, la vita di Andrea Migno è cambiata radicalmente grazie alla creazione di Mig Babol, podcast divenuto immediatamente uno dei più amati dagli appassionati di motorsport e non solo. Una realtà in costante crescita giunta ormai alla terza stagione ed entrato all’interno del gruppo OnePodcast per continuare ad ingrandirsi e raggiungere sempre più amanti delle due ruote e un nuovo pubblico. In più, “Mig” continua anche a frequentare il paddock insieme alla VR46 e all’Academy di Valentino Rossi. Gli abbiamo chiesto qualcosa in più sul podcast e sui suoi impegni: ecco cosa ci ha raccontato in esclusiva.
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Com’è nata l’idea di creare un tuo podcast racing?
“E’ nato tutto quando mi sono dovuto fermare non essendo più al via del mondiale. In quel momento stavano prendendo piede i podcast e ho pensato di crearne uno riguardante le moto visto che quando si parla tra amici di corse vengono sempre fuori aneddoti e discorsi molto interessanti. L’intento di Mig Babol è proprio quello di portare ad un pubblico più ampio i racconti a due ruote che solitamente si fanno tra appassionati”.
Hai lanciato da poco la terza stagione: ti aspettavi un successo simile?
“Più che altro ci speravo, perché ho iniziato a crederci fin da subito e l’ho fatto proprio perché ero convinto che potesse funzionare. Fortunatamente gli ascolti mi hanno dato ragione e mi fa molto piacere vedere i numeri che fanno le varie puntate. Non ho scalato l’Everest, ma nel mio piccolo sono felice di ciò che sta diventando Mig Babol”.
Hai avuto molti ospiti nel corso delle varie puntate: ce n’è uno che ti ha sorpreso particolarmente?
“Ad essere onesti ogni ospite è stato interessante e ha portato qualche racconto in grado di rendere sorprendente la chiacchierata, ma forse quelli che mi hanno stupito di più sono stati quelli extra-moto. Ad esempio un ospite che mi è piaciuto molto è stato Paolo Cevoli, di cui magari la gente si è fatta un’idea vedendolo a Zelig in vesti comiche e invece si è rivelato molto profondo. Ma anche Cesare Cremonini e la scorsa con Tatsuki Suzuki, ognuna ha rappresentato una scoperta”.
C’è invece qualcuno che non hai ancora avuto come ospite ma che ti piacerebbe sentire?
“Assolutamente sì, ho una lista infinita di nomi che mi piacerebbe portare e l’obiettivo di quest’anno è proprio quello di avere più ospiti possibile tra piloti, tecnici e personaggi diversi come Team Principal e simili. Non posso dirne uno in particolare, ma potenzialmente tutti quelli che non sono ancora passati di qua potrebbero essere dei futuri ospiti”.
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"Mi sento ancora un pilota. Tra il team e l'Academy non ho tempo per annoiarmi"
Quanto è diversa la tua vita da quando hai smesso di correre?
“E’ totalmente diversa e non ho ancora metabolizzato del tutto questa cosa. Fare il pilota del mondiale è qualcosa di unico e la verità è che mi sento ancora un pilota pur non essendo più in attività. Mi sento un po’ come un calciatore che pensa di essere pronto ma viene tenuto sempre in panchina, è cambiato tutto ma ciò che è rimasto uguale è stato l’amore per le moto”.
Continui tuttavia a frequentare il paddock in una nuova veste: qual è il tuo ruolo nel team VR46?
"Ufficialmente il mio ruolo nel team VR46 è quello di rider coach, anche se è una definizione che non mi piace particolarmente. In più con l’Academy aiuto i nuovi giovanissimi talenti che entrano all’interno del progetto, provando a mettere a disposizione la mia esperienza per farli crescere, e continuo ad allenarmi con i vari Bezzecchi, Morbidelli, Marini e Vietti, con cui ho un rapporto di amicizia che ci lega da anni anche al di fuori della pista. Diciamo che tra la VR e il podcast non ho il tempo per annoiarmi (ride, ndr)”.
A proposito di VR46 e Academy, come giudichi il loro inizio di stagione?
“Per quanto riguarda il team VR46 sono contento che Di Giannantonio sia partito alla grande e da quel lato del box si lavora molto bene, mentre dalla parte di Morbidelli c’è un po’ di sofferenza in più ma io credo in lui e l’obiettivo è quello di farlo tornare dove merita. Per il resto Bezzecchi sta andando alla grande, Pecco e la Ducati stanno facendo un po’ di fatica ma meno dell’anno scorso, Marini è spesso il migliore della Honda e Vietti in Moto2 è partito molto bene, perciò li vedo tutti parecchio in forma anche se chiaramente siamo ancora all’inizio”.
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