Esclusiva | Mick Doohan: "Mi dispiace per Pecco, è uno dei talenti più puri di questa generazione. Però ho un dubbio"

Marquez è tornato dagli inferi e il 2025 è stato il manifesto del suo carattere. Lo attendono sfide molto impegnative, come fronteggiare Bezzecchi e Martin con un’Aprilia eccezionale, ma anche accogliere Acosta in Ducati. La MotoGP odierna mi piace, però mi chiedo: tutta questa aerodinamica è necessaria?

Mirco MelloniMirco Melloni

Pubblicato il 21 aprile 2026, 14:57 (Aggiornato il 21 aprile 2026, 13:36)

Una lunga era vincente con la Honda ma anche il ritorno dopo un incidente che poteva mettere fine al percorso a 27 anni. E quella Curva 3 di Jerez de la Frontera, che per uno è stata l’ultima della carriera sportiva (nel 1999, dopo cinque titoli consecutivi nella 500) e per l’altro ha rischiato di es sere tale nel 2020, dopo quattro allori di f ila in MotoGP. Tra Mick Doohan e Marc Marquez i punti di contatto sono numerosi e due dei dominatori della classe regina tornano in questi giorni a incrociarsi, poi ché l’australiano è Ambassador Laureus, il riconoscimento internazionale che ogni anno premia i migliori atleti. Tra loro c’è anche il catalano, finalista nella categoria “sportivo dell’anno” grazie al ritorno sul tetto della MotoGP nel 2025. «Quanto ha fatto Marc – spiega da Singapore Doohan, 60 anni molto ben portati – ha semplice mente dell’incredibile, anzi lo definirei leggendario. E neppure io sono in grado di spiegare ciò che ha saputo compiere con il suo ritorno. Per questo Marquez merita di contendersi il Laureus, che mette assieme gli atleti di tutte le discipline».

L'intervista

Eppure nessuno come te può raccontare il ritorno dagli inferi che ha vissuto Marc: nel tuo caso, avvenne dopo l’incidente di Assen nel 1992, con il rischio di subire l’amputazione della gamba.

«Posso soltanto lodare Marc e non mi riferisco esclusivamente al recupero dall’infortunio al braccio del 2020. È stato impressionante il modo in cui ha man tenuto fisso lo sguardo sull’obiettivo del ritorno al vertice della MotoGP: ha subito quattro operazioni, ha cambiato costruttore passando dalla Honda alla Ducati, ha lottato con una nuova generazione di rivali, ha vissuto stagioni in cui non aveva una reale possibilità di primeggiare, però non ha mai perso la motivazione, neppure quando porsi dubbi sul proprio futuro era più che lecito. Ha preso decisioni difficili e l’andamento dell’anno passato, quando si è dimostrato nettamente superiore agli altri, gli ha dato ragione».

Come si rientra dopo un calvario del genere?

 «Ogni caso è a se stante, non posso immaginare come si sia sentito Marc, che ha avuto un infortunio differente rispetto al mio e, soprattutto, ha faticato per parec hie stagioni. Io posso soltanto dire che perdere all’improvviso una posizione predominante, poi convivere con il dolore, senza smarrire l’obiettivo... è qualcosa di enorme. Il 2025 è stato il manifesto del suo carattere e della sua grandezza, ha abbattuto la barriera del dolore e sconfitto ogni dubbio sul proprio conto».

Il 2026 di Marc, però, è iniziato in salita.

«Credo sia ancora presto per parlare della corsa al titolo e delle relative gerarchie, con l’arrivo del Mondiale in Europa inizieremo a saperne di più. Però mi resta un dubbio».

Quale?

«Fatico a capire se sia stato più grande il passo avanti dell’Aprilia o il passo indietro della Ducati, dato che le moto ufficiali non riescono a precedere quella del Team VR46 di Fabio Di Giannantonio. Mi chiedo come sia stato condotto lo sviluppo – e in quale direzione – della Desmosedici».

Lo stesso Pecco Bagnaia, in effetti, sta faticando.

«E mi dispiace, perché Bagnaia è uno dei talenti più puri di questa generazione, non so davvero spiegare le sue difficoltà Nessuno, però, può ignorare quanto Pecco sia stato dominante per tre stagioni».

 

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