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Cairoli e la nuova YZ450F
Pubblicato il 10 settembre 2009, 10:55
Bella. Anzi belle! Scusate volevo dire bellissime. Mi riferisco alla vittoria del mondiale MX1 di Tony Cairoli e alla nuova arma Yamaha presentata in queste ore. Andiamo con ordine cronologico. Tony ha archiviato la pratica iridata con una gara di anticipo. Grande. Grandissimo tutto l'anno e soprattutto efficace quando doveva comunque gestire la pressione delle gare di agosto. Sì perché un mondiale non è mai facile vincerlo mentre può essere un attimo perderlo. Insomma la festa iniziata in Olanda può continuare e magari idealmente accompagnarci fino a Franciacorta per il Nazioni.
E adesso la Yamaha. Moto davvero rivoluzionaria in quanto riassume tutte le più diverse tendenze sperimentate da altri costruttori in un'unica moto. Il cilindro spostato al centro e soprattutto ruotato all'indietro, l'iniezione elettronica, il serbatoio sotto la sella, e le migliaia di altre novità la rendono davvero affascinante e preziosa. Intanto complimenti alla Yamaha vincente anche nell'attesa e nel pathos che è riuscita a creare nell'attesa di questo modello. Insomma come ogni regina si è fatta attendere ma lascia tutti a bocca aperta. Non vediamo l'ora di provarla e di raccontarvela. Strano però come i incrociano certe cose.
Cairoli e la Yamaha appunto. Il nostro campione viene messo alla porta proprio nel momento in cui è ad un passo dal titolo mondiale proprio in sella alla Yamaha. Le vicende già le sapete. Arrivederci e grazie con Tony e tutto il suo team De Carli che passano alla KTM. Poi arriva questa chicca tecnica che promette scintille anche sotto il profilo prestazionale. Insomma il connubio Cairoli-Yamaha sembrava perfetto e lo era ancor di più in prospettiva futura.
E invece niente. Logiche e strategie made in Japan alle prese con una crisi che sicuro si fa sentire ancora più forte che da noi. Qualcuno però dovrà spiegare a Tony cosa deve fare un pilota più che vincere un titolo mondiale nella classe regina al suo primo anno. KTM ringrazia. Philippaerts e Rinaldi pure. Qualcuno può legittimamente sospirare... Peccato!
Giulio Gori
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