Moto3, Simoncelli sui GP di Brasile e Stati Uniti: “La delusione è fastidiosa, ma insegna”
Pubblicato il 3 aprile 2026, 11:23
Le ultime due gare che sono state disputate in Brasile e America Paolo Simoncelli le ha vissute da casa. Dalla Romagna ha seguito la sua SIC58 Squadra Corse, dove quest’anno corrono i due debuttanti Casey O’ Gorman e Leo Rammerstorfer. Il suo blog l’ha aperto così: “Era da tempo che non seguivo un Gran Premio in diretta, seduto lontano dalla pista. Devo ammettere che, è persino più impegnativo viverlo così. Quando sei lì, dentro al paddock, ogni cosa trova il suo posto; da casa, invece, i pensieri hanno più spazio per correre. Complice un ginocchio che, un po’ acciaccato, decide lui tempi e modi”.
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Sul Brasile: “Il circuito non era ancora all’altezza”
La doppietta è cominciata dal nuovissimo tracciato di Goiania: “Il ritorno in Brasile ha portato entusiasmo e curiosità: più di tre decenni senza correre su quel tracciato non sono pochi. Il fascino della novità, mescolato al ricordo del passato, ha coinvolto un po’ tutti. Il Team Gresini ha celebrato l’occasione con una livrea dedicata ad Alex Barros, in occasione dei trent’anni della squadra. A quei tempi, tra le loro fila, c’era anche il nostro meccanico del cuore, Sanzio Raffaelli, in arte Malabrocca. Tra quei box c’è chi continua a raccontare questo mondo con la stessa intensa passione e chi, non potendo più farlo in pista, come Sanzio, lo racconta oggi nel museo di Coriano, con l’emozione di chi sa attraversare il tempo”. Poi però ammette anche: “Tuttavia, a voler guardare le cose con onestà, il circuito non era ancora all’altezza di ciò che richiede un mondiale. Non basta il fascino per colmare tutti i requisiti, qui siamo arrivati in anticipo, almeno di un anno”.

“Casey ormai rappresenta una certezza”
Parlando di quanto accaduto in pista ha così analizzato la situazione: “I nostri ragazzi hanno risposto bene fin da subito. L’ingresso diretto in Q2 è stato un segnale importante: Casey ormai rappresenta una certezza, mentre Leo ha trovato immediatamente un buon feeling con il tracciato. A volte l’intesa nasce senza spiegazioni, ed è uno di quegli aspetti che rendono questo sport una costante incognita.
Il sabato, però, ha cambiato le carte in tavola. Un po' di olio e ghiaia in pista hanno portato alla caduta di Leo, e da lì il weekend ha preso un’altra direzione. Le cadute sono divisive, o si impara il limite oppure, soprattutto nei piloti più giovani, incrinano la fiducia. E senza fiducia, anche il talento fatica a rimettere insieme i pezzi.
Il degrado delle gomme era un altro tema grosso. Casey e Marco Grana avevano ipotizzato una tattica gara costruita con pazienza: restare fuori dalle prime battaglie e giocarsi tutto negli ultimi giri, conservando gli pneumatici. Strategia andata in fumo in tempo zero con la “red flag” sbandierata troppo in fretta. La ripartenza di cinque giri la trovo ingiusta e pericolosa. Tutti dentro a fare all-in, un butta su di piloti mandati in pista a tentare il tutto per tutto. Alla fine Casey porta a casa un 9° posto, risultato che va letto nel contesto”.
In Texas anche senza Marco Grana
Oltre all’assenza di Paolo Simoncelli, in Texas il team ha dovuto fare a meno anche di un’altra figura di grande rilievo: “Il passaggio in America ha portato con sé un’ulteriore difficoltà: il ritorno in patria di Marco Grana per motivi familiari. Il team non è mai stato completamente abbandonato, ma è inevitabile che si sentisse orfano di un’altra pedina importante.
Nonostante questo, Casey ha dimostrato ancora una volta il suo valore, conquistando la prima fila con un 2° tempo che racconta bene il suo potenziale. Leo invece procedeva come se camminasse su un sottile strato di ghiaccio, ancora lì a dover digerire il Brasile, ha delle qualifiche più complicate”.
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“Gioventù è sinonimo di entusiasmo e istinto”
Infine, arriva il momento di schierarsi in griglia e disputare il GP americano: “Casey i primi giri si perde in bagarre inutili con avversari che conosce fin troppo bene dai tempi del CEV, andando lungo un paio di volte e poi, sfortunatamente, buttandola in terra a tre giri dalla fine. Peccato, perché il risultato era alla portata. Sulle ali dell’ entusiasmo ha perso di vista il vero obiettivo che rimane sempre la “bandiera a scacchi”. Ma non posso biasimarlo, gioventù è sinonimo di entusiasmo e istinto. Partire forte, sentirsi competitivo, voler dimostrare: sono tutti elementi che fanno parte del percorso. La gara è lunga, ma bisogna anche arrivarci in fondo”.
La valutazione finale non è quella attesa e sperata: “Tirando le somme, il bilancio parla di tre cadute in gara, un nono posto e un momento difficile per Leo. Non è quello che volevamo, la delusione è fastidiosa, ma insegna, non piace mai, ma a volte è utile. Ora arriva una pausa prima di Jerez. Il tempo, se usato bene, non è mai perso e forse arriva al momento giusto. Si rifiata e si riparte da dove bisogna: dall’apprendistato, fatto bene, senza saltare le tappe”.
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