MotoGP, intrigo arancione: le due facce dell’avvio di stagione della KTM

Mentre Pedro Acosta si è messo immediatamente in luce, gli altri piloti in sella alle RC16 hanno faticato più del previsto: qual è il vero potenziale della moto austriaca?
MotoGP, intrigo arancione: le due facce dell’avvio di stagione della KTM
© Luca Gorini

Alessandro Di MoroAlessandro Di Moro

Pubblicato il 9 aprile 2026, 11:40

I primi tre Gran Premi di quest’anno in Thailandia, Brasile e Stati Uniti hanno dato un responso abbastanza chiaro sul potenziale delle varie moto presenti nella griglia di quella che è a tutti gli effetti l’ultima stagione prima dell’inizio della nuova era 850. L’Aprilia è diventata la moto da battere e, con Marco Bezzecchi in sella, non ha mai lasciato la prima posizione domenicale; la Ducati sta faticando più del previsto e il team ufficiale è ancora alla ricerca del primo podio pur essendo la seconda forza; la Honda sta continuando la lunghissima rincorsa iniziata nelle retrovie migliorando passo dopo passo; la Yamaha è alle prese con un anno di transizione difficilissimo visto che il nuovo motore V4 è ancora ben lontano dal livello di competitività delle rivali. In questo elenco manca però un marchio, ovvero KTM. Pur avendo fortunatamente superato l’enorme momento di crisi finanziaria di dodici mesi fa, almeno in questo avvio di 2026 la RC16 sembra l’unica moto il cui potenziale non è ancora chiaro, essendo in grado di lottare per il podio con un singolo pilota arrancando nelle posizioni di rincalzo con tutti gli altri salvo condizioni particolari.

Guardando soltanto i risultati di Pedro Acosta, si potrebbe pensare ad un prototipo altamente competitivo visto che lo spagnolo – pur essendo ancora a caccia della prima vittoria nelle gare lunghe – si trova attualmente in terza posizione nella classifica di campionato a 21 punti dalla leadership e, soprattutto, con due podi domenicali all’attivo ed un successo nella Sprint, ottenuto in Thailandia dopo l’avvincente duello con Marquez e la discussa penalità comminata a quest’ultimo. Tali risultati sembrano però più frutto dell’enorme talento dell’ormai ex-baby prodigio, in grado di essere costantemente il migliore dei piloti KTM in pista guidando sopra ai problemi di una RC16 che, senza di lui, risulterebbe pressoché dispersa nei meandri della bassa classifica. E’ altresì vero che la Casa austriaca punta su di lui per ottenere risultati e le nuove soluzioni vengono montate prima sulla sua moto e poi su quelle dei compagni di marca, ma si tratta di una condizione che Pedro si è guadagnato a suon di prestazioni di rilievo.

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Bastianini nel limbo, Binder “disperso”

L’unico altro pilota che in questo avvio di stagione è riuscito a scalzare la KTM dalle posizioni di rincalzo è Enea Bastianini, seppur con l’asterisco. Il riminese ha infatti iniziato la stagione in maniera estremamente complicata non riuscendo a centrare nemmeno la Top 10 a Buriram e a Goiania, ma ad Austin – pista particolarmente amica per Enea, che ci ha anche vinto nel 2022 – è arrivata una svolta inaspettata con un fantastico podio nella Sprint (quarto al traguardo ma poi promosso per via della penalità allo stesso Acosta causata dalla pressione gomme) ed una Top 6 nel GP. Risultato impreziosito dalle lotte con le Ducati ufficiali di Marquez e Bagnaia, come ai tempi in cui anche lui guidava la Desmosedici. Senza ovviamente mettere in discussione il grande talento di Bastianini, abbiamo parlato di prestazione inaspettata in quanto è stato proprio lui a non riuscire a darsi una spiegazione sul bipolarismo prestazionale della RC16: “Ad Austin la nostra moto ha funzionato bene sotto molti aspetti, ma è complicato riuscire a spiegare il perché”, ha ammesso Enea dopo l’ottimo GP texano. “Almeno su questa pista sono uscito dall’anonimato, per la prima volta ho ritrovato quelle sensazioni che avevo perso dopo Barcellona dello scorso anno (in cui aveva centrato il podio, ndr) e, con una qualifica migliore, probabilmente avrei potuto ottenere anche qualcosa in più”.

Come ogni anno, la prova del nove sarà ovviamente l’arrivo in Europa con il Gran Premio di Spagna a Jerez, ma se per Acosta e Bastianini – nonostante qualche grattacapo – si può provare a vedere il proverbiale bicchiere mezzo pieno, per le altre due KTM la situazione in questo avvio di 2026 si sta rivelando decisamente più buia. “Disperso” è forse l’aggettivo più corretto per descrivere Brad Binder in questo momento, visto che il sudafricano non è mai riuscito a mettersi particolarmente in mostra nei primi tre weekend dell’anno e lo dimostra il fatto che il miglior GP sia stato quello inaugurale di Buriram pur non essendo mai stato incisivo. Una situazione complessa per un pilota che in passato ha portato la RC16 alla vittoria, ma il cui stile di guida estremamente caricato sul posteriore – con tanto di traversi in entrata di curva – sembra non sposarsi più con delle MotoGP che richiedono una guida sempre più pulita per essere veloci.

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