MotoGP, Pernat: “Goiania? Era un altro mondo, ma ci si divertiva” | ESCLUSIVA
Pubblicato il 17 marzo 2026, 12:34
Ad oltre vent’anni dall’ultima volta – andata in scena a Jacarepaguá nel 2004 – il Gran Premio del Brasile è tornato in calendario quest’anno e vedrà i piloti del Motomondiale impegnati sul circuito di Goiânia. Una novità per l’era moderna, ma non in senso assoluto visto che tale circuito aveva già ospitato il GP dal 1987 al 1989; all’epoca Carlo Pernat era il Direttore Sportivo della Cagiva e ricorda bene le peculiarità del tracciato ora intitolato alla memoria di Ayrton Senna e dell’ambiente decisamente “rustico”. Proprio per questo gli abbiamo chiesto qualcosa in più sull’atmosfera che si respirava in quegli anni, proiettandoci così verso l’imminente appuntamento che rappresenta il ritorno della MotoGP nel Paese sudamericano.
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Pernat: “In un posto come quello, il Motomondiale era qualcosa di incredibile”
Il Motomondiale torna a Goiânia dopo quasi 40 anni: che ricordi ha del GP del Brasile di quegli anni?
“Si corse a Goiânia alla fine degli anni’80, stiamo parlando davvero di un’altra epoca e ho dei ricordi fantastici legati all’edizione del 1988 che fu a settembre come ultimo GP della stagione. Ricordo bene la vittoria di Eddie Lawson e la caduta di Randy Mamola, anche perché all’epoca ero Direttore Sportivo della Cagiva e i nostri portacolori erano proprio Mamola e Raymond Roche. Si trattava di una pista permanente ma molto diversa da quelle a cui eravamo abituati in Europa, con commissari un po’ allo sbaraglio e sicurezza discutibile ma tantissimo entusiasmo”.
Com’era l’ambiente a Goiânia?
“Era un posto decisamente sperduto, ricordo che si arrivava a Rio e poi bisognava volare per altre tre ore per raggiungere la pista che era su un altopiano a circa 200 km da Brasilia. Un posto che si potrebbe definire amazzonico, in cui mangiare e dormire costava pochissimo e c’erano locali meravigliosi in cui dopo le gare si ritrovava tutto il paddock; d’altronde le squadre stavano tutte insieme in un hotel che si chiamava Castros e che aveva una grande piscina in cima ad una torre, ci si divertiva parecchio”.
Si trattava di un posto con una cultura motociclista ben diversa da quella a cui si era abituati.
“Il mercato motociclistico lì era dominato dalla Honda, ma non c’era una grandissima cultura e quindi vedere il mondiale da quelle parti rappresentava qualcosa di incredibile, a tal punto che venne anche organizzata una sfilata in centro città il mercoledì con cinquantamila appassionati presenti. Per Cagiva il Brasile divenne un bel posto dal punto di vista commerciale perché vicino a Porto Alegre iniziarono ad importare le moto e ne vennero vendute circa ventimila all’anno fino all’inizio degli anni ‘90, da quel punto di vista le corse furono un boost importante”.
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