Idoli, fino all'ultima corsa: un film non per appassionati ma che punta ad appassionare alla MotoGP

(NO SPOILER) Tra rivalità familiari, circuiti gremiti e il fascino della velocità, la pellicola è anche un tentativo per avvicinare nuove generazioni al mondo delle moto e delle corse. Riuscirà nel suo intento?
Idoli, fino all'ultima corsa: un film non per appassionati ma che punta ad appassionare alla MotoGP

William ToscaniWilliam Toscani

Pubblicato il 12 marzo 2026, 11:35 (Aggiornato il 12 marzo 2026, 17:01)

Il film "Idoli – Fino all’ultima corsa", andato in scena alla prima a Roma l'11 marzo (e dal 19 in tutti i cinema), non parla tanto agli appassionati di motociclismo quanto piuttosto a chi appassionato ancora non lo è. L’obiettivo sembra essere proprio quello: cercare nuovi fan, soprattutto tra i più giovani. Lo fa facendo vivere le emozioni di una gara, che fanno da sfondo alla storia di un rapporto difficile tra padre e figlio. A rafforzare questa scelta c’è anche la presenza di Ana Mena, attrice e cantante molto popolare tra il pubblico adolescente: non a caso la colonna sonora è composta da alcune sue canzoni.

Idoli, fino all'ultima corsa: un film per appassionati o per nuovi fan? (NO SPOILER)

È quindi un film per motociclisti appassionati di gare? Non proprio. O, meglio: non è pensato principalmente per loro. Piuttosto sembra un tentativo di attirarne di nuovi. Gli errori, inevitabili quando si sacrifica l’accuratezza tecnica sull’altare della narrazione e della spettacolarità, non sfuggono all'occhio più attento. Un esempio evidente è quello delle Moto2 del team Aspar che, in alcune inquadrature in pit lane, diventano delle... Yamaha R6. Dettagli che magari passano inosservati al grande pubblico ma che chi conosce bene il mondo delle corse nota subito. All’interno del film, oltre alle scene di gara (in gran parte reali), compaiono anche diversi protagonisti del paddock come Jorge “Aspar” Martínez , Marc Márquez e Gino Borsoi, e molti altri seppure in brevi momenti. Dopo una (breve) gavetta in Moto2 nel finale il protagonista guida una Ducati MotoGP del team Pramac Racing, con la storia ambientata nella stagione 2024.
Più che un film che racconta nel dettaglio il campionato MotoGP, è un’operazione che punta soprattutto ai giovani, cercando di fargli vivere l’epica delle gare: il boato del pubblico sugli spalti, il sound dei motori di MotoGP e Moto2 sparato a tutto volume, la tensione prima della partenza. Tutti quegli ingredienti che possono entusiasmare chi le moto non le conosce ancora e che magari, proprio grazie a questo, potrebbe volerle scoprire meglio.

È roba leggera, certo. Ma se la si guarda come un modo per incuriosire i più giovani, allora forse ha un suo senso. Un ragazzo vede le moto per la prima volta e gli piacciono perché sono belle: per i colori, per le forme, per la velocità che trasmettono. Non gli importa se il telaio è in acciaio o in alluminio, o se i freni sono da 320 o da 280 millimetri. Poi magari, andando avanti, impara. Si appassiona davvero e comincia a scegliere e a capire con criteri diversi.

Spettacolo, emozione e una storia classica

Il “trucco” - se vogliamo chiamarlo così - di questo film è proprio quello di aver creato un contenitore con elementi attrattivi per un pubblico generalista, senza spingere troppo sui tecnicismi del mondo dei GP, e che potrebbero risultare noiosi per chi di moto sa poco o nulla. Dentro questo contenitore viene inserita una storia classica: quella di un pilota molto forte ma “testa calda”, del suo rapporto complicato con il padre (un bravo Claudio Santamaria), ex campione della classe 500 che correva su Honda con i colori (tuta compresa) Repsol di Mick Doohan a metà/fine anni '90. Un omaggio evidente al passato e a un’epoca mitica del motociclismo. Come altri omaggi (cercati? Casuali?) li si possono trovare in un numero da rodeo "alla Mamola" sul finale del film del protagonista che resta aggrappato ai semimanubri dopo un quasi highside.

Il tutto porta a un finale epico — forse anche un po’ prevedibile — ma coerente con il tono del film (e che qui ovviamente non sveliamo). Insomma, "Idoli – Fino all’ultima corsa" è probabilmente un buon tentativo di avvicinare nuovi appassionati. Si inserisce in quella logica, sempre più diffusa nel mondo delle due ruote, di costruire spettacolo attorno alle moto per incuriosire, coinvolgere e far conoscere questo sport a un pubblico più ampio. In un periodo storico in cui i giovani spettatori sembrano snobbare sempre più le corse delle moto...

Funzionerà davvero? Questo lo dirà solo il tempo. Ma come primo passo per accendere una scintilla, forse l’operazione ha un suo perché.

ESCLUSIVO - Suppo: “Campionato più equilibrato? Dipenderà molto da come starà Marquez"

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