Bagnaia ricorda: “Barcellona? Fosse stata una Aprilia a passarmi sopra…”

Il pilota italiano di Ducati torna con la mente allo spaventoso incidente di Barcellona del 2023, oltre a parlare anche delle Sprint

Marco PezzoniMarco Pezzoni

Pubblicato il 5 marzo 2026, 14:46

Nelle oltre due ore di chiacchierata al podcast “The BSMT”, Pecco Bagnaia ha avuto modo di trattare tantissimi temi, sia della MotoGP attuale (il rapporto con la Ducati e quello con Marquez), ricordi piacevoli come l’ingresso nell’Academy di Valentino Rossi.

Tra i brutti ricordi del suo percorso in MotoGP, trova spazio anche il brutto incidente di Barcellona 2023 che lo ha condizionato per le gare successive dal punto di vista fisico, riuscendo però a chiudere il Mondiale di quell’anno davanti a Martin.

Bagnaia e l’incidente di Barcellona

La gara di Barcellona del settembre 2023 poteva essere uno spartiacque importante per il finale di stagione e la lotta al titolo con Martin; invece, Pecco ha tenuto duro arrivando a Valencia a vincere gara e mondiale. “Prima di quella gara avevo 66 punti di vantaggio. A Barcellona andavo fortissimo, volavo e Martin era in difficoltà, avrei guadagnato altri punti. A 5 gare dalla fine arrivavo con un bel bottino ed ero messo bene. Già nel warm up lap avevo sentito qualcosa di strano, non avevo per niente grip dietro e alla seconda curva mi sono lanciato. Solo l’impatto di quella caduta è stato forte, in più mi è passato sopra anche Binder…Fortunatamente mamma Alpinestars mi ha protetto e non si è rotto niente. Mi è andata bene che sia stato Binder a passarmi sopra, fosse stata l’Aprilia con quel cucchiaio mi avrebbe strappato tutto. E’ stata una delle poche volte nelle quali mi sono spaventato perché non riuscivo più a muovermi. Ero per terra e pensavo a rialzarmi per fare la gara, avrebbero dato bandiera rossa. Non riuscivo a muovermi, mi sono lasciato andare. Stranamente avevo sonno, mi veniva da addormentarmi lì in pista e c’era il Dottor Chartre che mi dava gli schiaffi per tenermi sveglio. E’ stata una situazione strana. Sono arrivato in ospedale, mi hanno tenuto su questa asse di legno perché c’era il sospetto che mi fossi fatto male alla schiena, perdevo sangue dalla gamba, è stato un incubo. La gamba ha smesso di sanguinare dopo quattro gare, ho avuto ripercussioni per tutto il finale di stagione. Anche se cinque giorni dopo ero già in moto. Mi sono svegliato che non riuscivo a camminare, ho pensato “come faccio a correre se non riesco nemmeno a camminare”. C’era un titolo in gioco, non potevo fermarmi. Il mio preparatore vedeva che volevo correre ed abbiamo fatto di tutto affinché potessi correre. Non è stato facile perché non potevo piegare la gamba, a Misano ci sono molte curve a destra e io avevo male proprio a quella gamba e in più avevo male anche al culo per la botta estrema. Ho fatto terzo quelle due gare e una volta finite ero da buttare, fortunatamente ci sono stati 10 giorni di pausa prima della gara successiva e mi sentivo un po’ meglio. A livello mentale quella botta lì mi ha tolto un po’ di velocità esplosiva, in qualifica facevo fatica. Siamo arrivati in Indonesia con Martin che mi ha passato in campionato, da 66 punti sopra ero dietro. E’ stato un momento critico perché se non mi fossi dato una svegliata lo avrei perso quel campionato.”

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