Bagnaia rivela: “Boicottaggio Ducati? Mi hanno assecondato in ogni richiesta”

Nella chiacchierata con Gianluca Gazzoli, il tre volte iridato ha toccato le tematiche della crisi del 2025, le trappole mediatiche, i rapporti con Ducati e con Marc Marquez da quando è arrivato

Marco PezzoniMarco Pezzoni

Pubblicato il 4 marzo 2026, 09:24 (Aggiornato il 4 marzo 2026, 09:33)

La stagione che ha appena preso il via in Thailandia deve essere quella del riscatto per Pecco Bagnaia, dopo un 2025 che lo ha visto chiudere al quinto posto in campionato e con una serie di risultati negativi specie nella seconda parte intervallati da qualche lampo come in Giappone o la Sprint in Malesia.

Nella lunga chiacchierata al podcast “The BSMT”  (qui la prima parte), Pecco ha toccato proprio questo punto e non solo, dalle trappole mediatiche al rapporto con Ducati e quello con Marc Marquez.

Bagnaia e la crisi dell’ultimo anno

Tralasciando il biennio 2019-2020 nel quale è stato prima un rookie e poi l’infortunio di Brno lo ha condizionato nel 2020, il 2025 è stato un anno molto difficile per Pecco, chiuso con un amaro quinto posto in campionato a causa di problemi tecnici, cadute ed una GP25 difficile da digerire rispetto alla GP24. “E’ stata una stagione molto tosta, non ho avuto le mie sensazioni solite sulla moto, dal secondo test della stagione ho iniziato ad avere delle difficoltà che abbiamo provato a risolvere in qualche modo e purtroppo non ci siamo riusciti. Alla fine, abbiamo capito che non era una questione di adattamento, era un funzionamento diverso che per come guido mi mette più in difficoltà. Probabilmente il mio errore è stato quello di convincersi che il mio potenziale con la GP24 fosse al top e davo per scontato che avrei rifatto uguale. Invece la moto è cambiata e ho cercato in tutti i modi di far riassomigliare quella moto alla 24 senza riuscirci. Quella è stata una perdita di tempo, poi c’è stata la gara in Giappone nella quale mi sono trovato estremamente bene e ho vinto dopo aver fatto anche la pole ed il giro veloce, un po’ alla GP24. Da quella gara lì a dopo è andato tutto peggio, non sono riuscito più a trovarmi bene con quello che guidavo. In Malesia stavo facendo un bel weekend con pole e vittoria della Sprint ma in gara poi ho bucato e mi sono dovuto ritirare. E’ stato l’unico guizzo nelle ultime gare. Da una super gara in Giappone a ultimo quella dopo cadendo in una maniera assurda.” 

Poi aggiunge: “Il 2025 mi ha insegnato ad essere più attento a cercare di analizzare e spiegare meglio il problema, qualcosa che mi aiuterà molto in futuro. In MotoGP i primi 15 sono tutti fortissimi, i primi 10 sono incredibili, sono i più forti al mondo, dal primo all’ultimo ci sono 7-8 decimi e perdendo mezzo decimo a curva in tutti gli ingressi si è ultimi, è una differenza sottile, non è più come una volta che c’erano quattro piloti fortissimi con quattro moto super ufficiali e gli altri che andavano un po’ meno e dal primo all’ultimo c’erano 2”5-3” di differenza. Il momento più difficile è stato proprio in Indonesia, non potevo crederci che fossi ultimo, in difficoltà e non riuscendo minimamente a guidare la moto con la quale la gara prima avevo fatto paura, anche la gara in Malesia nella quale ho bucato mi ha fatto sentire che l’anno è stato un disastro in tutti i sensi, non ha funzionato come avrebbe dovuto. Ho provato ogni sessione ed ogni gara a far sì che funzionasse. In Malesia ero fuori dai 10 e dovevo passare dalla Q1, ero arrabbiato nero perché non era possibile una cosa così. Il giorno dopo avevo fatto pole e vinto la Sprint, bisogna fare uno zero quando le cose vanno male. Fortunatamente mi viene abbastanza facile. A parer mio non sono "sbarellato" di testa, però ci sono persone che lo hanno detto e pensato, ognuno ha il proprio punto di vista ed è giusto che sia così. La mia identità l’ho sempre avuta e quando c’è stata la possibilità l’ho dimostrato immediatamente, purtroppo è stato difficile a livello mentale per lo stress, dopo quattro anni che faccio primo o secondo, lo scorso anno è stato tosto perché ero in difficoltà nonostante 2 vittorie e 9 podi.”

Parlando della sua squadra ammette: “E’ stato difficilissimo anche per la squadra, non sono mai riusciti davvero a comprendere realmente quale fosse il problema. Nelle situazioni come questa tutti vogliono dire la propria facendo però più casino di quello del quale avevo bisogno. Quando andava tutto bene, rientravo al box e parlando con Christian e Tommy, il mio capotecnico ed il mio telemetrista, mi ascoltavano anche gli altri ingegneri. Quest’anno tornavo al box e parlavo con tutti, facendo più casino di quello che sarebbe servito. Il lavoro che si fa quando si torna da una sessione è identificare il problema più grande e lavorare su quello, esempio se si ha poco grip, la moto non si ferma e si chiude il davanti si sceglie il problema più grosso e si inizia a lavorare da lì. Quest’anno arrivavo al box e facevo mille domande, non ci ho capito più niente. Credo di averli messi in difficoltà più di quello che sarebbe servito. Mi sono sentito capito, nonostante mi sentissi capito loro non riuscivano comunque ad intendere cosa fosse il problema, guardavano dai dati quello che dicevo ma non capivano da dove arrivasse. Quando si è in difficoltà si porta meno al limite il mezzo e sembra che la moto sia più stabile, ferma e invece è proprio quello il momento; l’anno scorso si vedeva chiaramente il problema, la moto girava poco, dovevo usare il gas per farla girare e finivo la gomma dietro tutte le volte, si vedeva dai dati ma sembrava più una questione del fatto che non avessi feeling e non la forzassi io, quello è stato difficile.

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