MotoGP, il Dottor Costa racconta il retroscena sulla morte di Simoncelli

Lo storico fondatore della Clinica Mobile si racconta al podcast di Gianluca Gazzoli parlando di Simoncelli, dell’infortunio di Doohan e anche di Valentino Rossi

Marco PezzoniMarco Pezzoni

Pubblicato il 20 ottobre 2025, 10:46 (Aggiornato il 20 ottobre 2025, 13:48)

La medicina del Dottor Costa, la giusta cura per i piloti e la favola di Mick Doohan

Negli anni di presenza al Motomondiale come capo della Clinica Mobile, il Dottor Costa ha rimandato in pista piloti anche con infortuni abbastanza seri (esempio Loris Capirossi con la mano rotta) ma ha anche avuto il merito di salvare la carriera di Mick Doohan dopo l’incidente di Assen del 1992. “La mia medicina è quella che mi ha portato a trasgredire tanti giuramenti. Quando il pilota mi diceva “voglio correre”, la mia risposta era “tu cosa desideri?”. La medicina dove il desiderio e la promessa di felicità erano le medicine più miracolose e per miracolosa intendo meravigliosa. Questa medicina non ha niente a che fare con i protocolli, con le regole, con la paura di sbagliare. Non c’è paura di sbagliare quando l’essere umano desidera, quando vuole inseguire un sogno. Il mondo ha tanta paura dell’errore, per paura dell’errore si fanno tante regole ferree, tanti protocolli, si fanno esami su esami, ma il desiderio, la voglia irrazionale di inseguire un sogno è una cosa divina, meravigliosa. Quando un pilota chiedeva “io voglio correre” io rispondevo “è impossibile, ma si può tentare”. Non c’era l’errore, c’era solo il desiderio del ferito, le ferite non avevano più bisogno del tempo per guarire, erano qualcosa che diventava una specie di aiuto. In cinquant’anni tutti i piloti feriti andavano più forte di quelli sani.

Sulla giusta cura per i piloti dice: “Le ferite nel motociclismo non hanno bisogno del tempo per guarire, hanno bisogno di amore e di una volontà irrazionale folle, quella di voler correre nonostante la frattura, nonostante la ferita. Perché io ricordavo sempre, il pilota è caduto, non vi dico l’esame che deve fare, le ferite e le fratture che ha, corre il prossimo Gran Premio, che delle volte era il giorno dopo. Il tempo era scomparso nella medicina della Clinica Mobile. Oggi non è come allora che tutti quelli che erano giornalisti mi supportavano, si alleavano a quelle che erano le mie imprese. Ma oggi, a distanza di tanto tempo, con quello che stanno facendo la tecnica, la medicina, gli accertamenti e tutto, sembra una follia. Chissà che forse dentro al nostro corpo non ci siano dei frammenti di un Paradiso perduto che li porta in un altrove nel quale esiste la guarigione, una guarigione mentale che permette ai piloti di fare cose che anche da sani non erano in grado di fare. Sarebbe un bel messaggio di speranza per tutti, non solo per il motociclismo.”

Parlando della favola di Mick Doohan ammette: “Doohan cade in Olanda il 26 giugno del 92 e riporta la frattura della gamba destra. Non voleva perdere tempo e voleva tornare subito a correre, si è fatto operare in Olanda. Nella notte sono insorte delle complicazioni talmente terribili che non hanno solamente minacciato la gamba del forte pilota australiano ma anche la vita. Sono corso in ospedale e l’ho portato in Italia. Kevin Schwantz, che era ricoverato anche lui, mi dice “Dottor Costa, dove vai?” e gli ho risposto “vado a Bologna con Mick”. Allora Kevin mi dice “vengo anche io”, è salito in barella e sono andato via con due piloti. Dopo 40 giorni, Doohan è andato in Brasile con le ferite ancora aperte per cercare di vincere il titolo, in Sudafrica, la gara dopo, Doohan ha perso il titolo per qualche punto. “Devo dare molto merito al Dottor Costa” dice nell’intervista, ma ci ho messo tutto del mio per tornare a correre e ho vinto cinque titoli di campione del mondo”. Fino al 1992 c’erano tanti giornalisti che mi chiedevano “qual è il tuo pilota preferito?” e io non rispondevo perché una mamma non può dire qual è il figlio che predilige.

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