Biaggi: "Al Max pilota oggi suggerirei più diplomazia. Curioso per la MotoGP di Liberty"
Gianmaria Rosati
Pubblicato il 1 ottobre 2025, 17:48 (Aggiornato il 2 ott 2025 alle 10:32)
Per capire quale sia stato l’impatto di Max Biaggi sul motociclismo e su chi ama questo sport, basta fare un piccolo passo indietro al recente GP di Misano. Nel breve tragitto dai camion dell’Aprilia all’hospitality, compiuto assieme a Max, è stato inevitabile perdere il conto dei fans desiderosi di scattare una foto con lui, o pronti a chiedergli un autografo, magari su un articolo da collezione come un suo casco replica degli Anni ‘90.
Quel periodo in cui il romano e l’Aprilia 250 costituivano un connubio capace di spazzare via la concorrenza. Biaggi è rimasto nella memoria di tanti, a cominciare dai supporters del marchio veneto, a cui tra Motomondiale e Superbike ha regalato cinque titoli, e del quale oggi è testimonial. C’è tanto di cui parlare con Max spaziando tra presente, passato e futuro, e senza spazio per risposte banali.
A 54 anni, quale fase della vita sta percorrendo Max Biaggi?
“E’ un momento bello ma anche di particolare attenzione. Dal punto di vista familiare i miei figli sono in piena adolescenza e questa è una novità per me, mi affaccio su una realtà nuova: gli anni in cui volevano fare tutto con il loro papà iniziano a scarseggiare, quindi voglio sfruttarli al meglio. Dal punto di vista sportivo è un momento altrettanto importante: l’anno è partito con la certezza di avere il Campione del Mondo in carica con noi, un qualcosa di inedito, anche se poi sono arrivate tutte le vicissitudini che conosciamo, che ora sono alle spalle. Riassumendo direi che sportivamente parlando vi è stata una flessione ma siamo ripartiti bene, mentre familiarmente ho grande curiosità”.
In una copertina di un vecchio numero di Motosprint capeggiava questa tua frase: “Se quel giorno fossi andato a giocare a calcio non sarei qui a raccontare la mia storia”. Ci pensi ancora a questo bivio della tua vita?
“Mi rendo conto innanzitutto di aver vissuto i miei 20 anni di corse anche attraverso i giornali, e ogni copertina mi riporta alla mente dei momenti. Adesso come uomo non ho rimpianti bensì qualche perplessità, dato che per 20 anni ho avuto solo una cosa in mente, e questo ti porta a pensare a quante altre cose ci sarebbero potute essere. Allo stesso tempo mi rendo conto che se non avessi canalizzato tutte le mie energie nelle corse ora non sarei qui. Ora c’è anche tutto il resto, che per me è priorità. La vita del pilota o in generale dell’atleta non è sempre tutta bella”.
Ti manca la vita da pilota?
“La parte frenetica non mi manca. Ho fatto abbastanza come pilota e ho fatto il mio tempo. Nel primo biennio post ritiro mi è rimasto l’automatismo degli orari: domenica per tutti è un giorni di festa mentre per me non lo è mai stato, quindi ho dovuto compiere un reset”.
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