La MotoGP parla italiano: ecco come abbiamo spodestato il Giappone
L'impresa della coppia Bagnaia-Ducati e la crescita Aprilia simboleggiano il predominio tecnologico italiano. I giapponesi arrancano

Pubblicato il 19 gennaio 2023, 13:53
Italia avanti anche nel management

Rafforzato da Livio Suppo, manager arrivato in primavera e uscito con l’onore delle armi in autunno. Il quale ha rimarcato: “Ho vinto gare in MotoGP con Ducati, Honda e Suzuki. Pochi possono dire di esserci riusciti”. Verissimo, come è vero quanto dichiarato da Davide Brivio, che riportò la Suzuki al Mondiale nel 2015, fino a condurla al titolo 2020 ottenuto con Joan Mir: “Forse, avrei convinto i vertici a rimanere, magari ritoccando un po’ il budget. Sarebbe stato bello coinvolgerli pure in progetti diversi, ma ormai è successo…”. Nemmeno qui dubitiamo, perché il monzese aveva già ampiamente dimostrato in Yamaha e con Valentino Rossi di avere doti di estro e organizzazione fuori dal comune.
Come fuori dall’ordinario è il repertorio di Francesco Guidotti, altro manager italiano capace di far filare le cose al meglio. Esperto, carismatico, centrato e lungimirante: nel team satellite Pramac-Ducati ha messo in luce tali qualità, tanto da meritarsi la chiamata della motogp KTM Factory. Dove nel 2022 sono arrivate due affermazioni e ulteriori tre podi ma, soprattutto, nel garage arancione si sono visti sorrisi a 32 denti, sia nei giorni facili che nei momenti difficili.
La RC16 è curata da Fabiano Sterlacchini, anconetano ex Ducati, direttore tecnico che già ha mostrato soluzioni interessanti. Il meglio arriverà nel 2023, lo giurano in parecchi, lo confermano i connazionali con i quali ha operato. Italiani, ovviamente, anche se di stanza altrove, tra Giappone e Austria. Vi sembra un caso che la stessa Yamaha abbia chiesto la super consulenza di Luca Marmorini per il motore, punto debole della moto iridata nel 2021?
No, perché a Iwata sanno quanto sia necessario accrescere la capacità motoristica della M1, rimasta la sola con il quattro cilindri in linea. L’ingegnere di Arezzo conta fruttuose collaborazioni in Ferrari, Toyota, Renault e Aprilia: anche in questo caso, esperienza e competenza italiane valgono oro, benché la risposta finale sarà di Fabio Quartararo e Franco Morbidelli. La formazione Monster Energy, poi, è capitanata da Massimo Meregalli, manager milanese che conta allori insieme a Jorge Lorenzo.
La M1 osservata con attenzione nei test del Ricardo Tormo somigliava in parte a rivali concepite sul territorio dello Stivale, ci avete fatto caso? Di certo, poi, avrete notato una Honda davvero simile all’Aprilia nella sezione frontale aerodinamica e nelle carene, mentre le alette sul codone hanno ricordato la Ducati. Nessun successo d’annata: quella del 2022 è un’onta da rimuovere presto, perciò occorre “copiare” da chi ha fatto grandi cose, ovvero RS-GP e Desmosedici. I disegnatori HRC, purtroppo per loro, sono poco fantasiosi, lo spiega esaustivamente il forcellone richiesto alla Kalex.
E qui c’è parte della soluzione all’interrogativo sui motivi del predominio italiano. Non soltanto: un’altra ragione è nel concetto di reattività. Ciò che va cambiato – poiché nessuno è perfetto – in Italia viene modificato e deliberato con tempi rapidi e senza formalismi “ministeriali”. Merito anche di strutture snelle, figlie di aziende e reparti corse numericamente più contenuti. Ma anche della vicinanza logistica con il quartier generale.
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