Benelli, la storia della gloriosa Casa pesarese nei GP

Meno di mezzo secolo di attività agonistica è bastato per lasciare il segno: dalla 250 monocilidrica fino alle quattro cilindri tra gli Anni ’60 e ’70

Benelli, la storia della gloriosa Casa pesarese nei GP

Massimo ClarkeMassimo Clarke

Pubblicato il 13 agosto 2024, 19:14

La Benelli negli Anni '70


Nel 1972 fecero la loro comparsa due moto da GP completamente nuove, di 350 e 500 cm³, realizzate con identico schema e progettate da Piero Prampolini. Erano entrambe bialbero con quattro valvole per cilindro e il loro disegno appariva notevolmente influenzato da quello delle mitiche Honda da GP di qualche anno prima. Le misure caratteristiche della 500 erano 53 x 56 mm (ma venne realizzata anche una versione nella quale erano 54 x 54 mm) e l’angolo tra le valvole era di 70°. Nella testa erano incorporate di fusione quattro calotte in bronzo, nelle quali erano ricavate le camere di combustione e le sedi delle valvole. Gli alberi a camme venivano azionati da una cascata di ingranaggi piazzata centralmente e agivano su punterie alloggiate in elementi di guida fissati alla testa mediante viti.

Le valvole di aspirazione avevano un diametro di 22,5 millimetri e quelle di scarico di 21 mm; le alzate erano rispettivamente di 6,8 e di 6,5 mm. I pistoni a mantello intero erano forgiati e venivano vincolati alle bielle (ricavate dal pieno in acciaio da cementazione al nickel-cromo-molibdeno) da spinotti del diametro di 14 mm. La bancata dei quattro cilindri, munita di canne in ghisa installate con interferenza, era incorporata nella stessa fusione del semicarter superiore, al quale erano vincolati i sei supporti di banco (amovibili ma non scomponibili). Quello inferiore, assai meno sollecitato, era costituito da un’unica grossa fusione in lega di magnesio al 4% di zinco, contenente anche zirconio e terre rare (ZE 41). Nella sua parte posteriore veniva alloggiato il cambio.

L’albero a gomiti composito, che ruotava all’indietro, lavorava interamente su cuscinetti a rotolamento. Per la contrappesatura si faceva impiego di inserti in metallo pesante installati con forzamento. Un ingranaggio collocato in posizione centrale trasmetteva il moto all’albero ausiliario che provvedeva ad azionare la trasmissione primaria, la distribuzione e, tramite un rinvio a vite senza fine, la pompa dell’olio. I quattro perni di banco interni avevano un diametro di 25 mm (come i perni di biella) mentre i due esterni erano da 20 mm. Ogni supporto di banco alloggiava un cuscinetto volvente, installato sull’albero all’atto dell’assemblaggio di quest’ultimo ed era fissato al semibasamento superiore per mezzo di due viti. Per questo motore si parlava di una potenza dell’ordine di 100 cavalli a 13.500 giri/min ma pare che erogasse poco meno di 90 CV a un regime leggermente inferiore a 13.000 giri/min.

Le Benelli I 500 e 350 gareggiarono assai poco. L’inizio era stato promettente, con vittorie a Pesaro nel 1972 e a Modena all’inizio dell’anno seguente. Ma dopo la terribile tragedia di Monza, nella quale persero la vita Jarno Saarinen e Renzo Pasolini, campioni grandi e amatissimi, la Casa pesarese decise di porre fine all’attività agonistica in forma ufficiale, chiudendo così l’epoca delle moto Benelli da Gran Premio: da allora, non ne sono più state costruite.

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