Road to Mugello, Petrucci: "La vittoria 2019? Nemmeno ricordo il podio"

ESCLUSIVA - Danilo trionfò nel Gran Premio di Italia di sette stagioni fa: "Presi più botte per salirci, che in pista. Il boato mi assordò, non ho immagini nella mia mente. All'epoca la Ducati mica conquistava successi a raffica"

Mirko ColombiMirko Colombi

Pubblicato il 27 maggio 2026, 09:40

Ci ha macinato chilometri sin dalla giovanissima età, accumulando riferimenti, sensazioni e momenti memorabili. Lo ritiene “unico nel suo genere”, poiché rimasto inalterato in termini di layout dalla sua nascita. I saliscendi e le curve copiano il paesaggio collinare, si adattano al territorio e ti rimangono impressi nella memoria. Danilo Petrucci percorre virtualmente un giro al limite del Mugello, come se fosse in sella alla Desmosedici con cui si aggiudicò l’edizione 2019 del Gran Premio Italia: “Salto a 350 chilometri orari" svela "ma direi anche 360. Si arriva alla staccata della San Donato, destrorsa da 80 all’ora circa. Mai si perde velocità, rimanendo cuciti all’interno del cordolo, per poi affrontare la Luco-Poggio Secco, prima di tante ‘esse’. Bisogna uscire forte, entrando alla Materassi-Borgo San Lorenzo. Sebbene non esista un punto particolare in cui si stampi il tempo, serve essere sempre veloce, ovunque. La Casanova-Savelli lo spiega: traiettoria centrale e via, dentro Arrabbiata Uno e Due. Se hai la moto a posto, la seconda ti dà l’idea di quanto si viaggi forte: si sfiora l’erba con la spalla ai 200 e più. Sensazione bellissima. La frenata della Scarperia-Palagio è importante, con relativo cambio di direzione a lanciarti verso il Correntaio, infinita parabola che merita un discorso a parte”.

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Petrux e il Mugello: tracciato da "prime volte"

Danilo si sofferma sulla curva in questione, poi finisce il giro del Mugello: "Si inclina parecchio laggiù. Fu il tratto dove toccai col ginocchio l’asfalto per la prima volta in carriera, ma dove caddi anche per la prima volta… Successe uno o due anni dopo il mio esordio in pista, lo ricorderò sempre”.

Delle Biondetti, cosa dici?

“Super rapide. Una chicane da affrontare in accelerazione, che ti spara alla Bucine la quale, a differenza del Correntaio, va impostata rimanendo stretti in ingresso, largo a medio raggiatura, per poi tagliare aggressivi e lambire l’erba all’esterno. Con la MotoGP è fantastico, perché si snocciolano le marce una dietro l’altra, ritrovandosi nel rettilineo dei box e sul traguardo. Possibilmente da vincitore”.

Ci hai creduto quel 2 giugno 2019. E fosti premiato.

“Mi sono detto ‘adesso farai il tuo miglior giro di sempre’, mantenendo la promessa. Le mie aspettative furono inizialmente bruciate da Marc Marquez e Andrea Dovizioso, entrambi a superarmi. Ero terzo, con in serbo punti in cui attaccarli. Nella tornata finale, l’idea consisteva nel saltarli tra Scarperia e Palagio, ma loro frenarono oltre l’immaginabile. Ho pensato ‘Se fanno correttamente la curva, addio chance di successo”. Andarono larghi, così mi infilai al Correntaio. Proprio lì. Dopodiché, lo sappiamo come andò”.

Uno dei tuoi due successi nella classe regina.

“Effettivamente, mi godei di più Le Mans 2020. Forse perché mi trovavo in Francia. Del Mugello, invece, nemmeno ho in testa immagini del podio. So che ci salii dopo averlo già calcato previo terzo posto nel 2017, ma il gradino più alto è una storia a sé. C’era tensione, essendo il Gran Premio di casa per la Ducati e, in quelle stagioni, mica si conquistavano gare a raffiche come hanno fatto nel 2025, per esempio. Il boato mi assordò, tutta la vita mi passò davanti. Rientrato nel box, presi più botte lì che tra i cordoli in tutta la carriera. Le persone si complimentavano, dandomi pacche ovunque. Presi più botte lì che in pista".

 

 

 

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