Honda RC30: la storia della moto che conquistò la SBK e la gente
Nata per la pista e solo dopo omologata per la strada. Dopo 35 anni dal lancio resta una delle moto più amate e sognate dagli appassionati

Pubblicato il 14 settembre 2023, 19:27
La nascita della SBK e della RC30

Steve McLaughling convinse la FIM a creare il campionato mondiale Superbike a partire dal 1988. Nel nuovo campionato le moto dovevano essere vere moto derivate dalla serie con un regolamento tecnico più stringente ma soprattutto abbandonava le corse su strada che facevano parte del calendario del Formula TT in favore delle piste. Così da un lavoro congiunto tra tecnici HRC e uomini del reparto R&D di Honda nasce il progetto RC30.
I giornalisti rimasero sorpresi, infatti si aspettavano una moto che nelle linee ricordasse l’ultimo modello utilizzato da Honda ovvero la celebre 6X, invece la RC30 non era altro che una RVF750 con targa e fanali. Il motore manteneva solo le misure di quello della VFR750F, con un alesaggio di 70mm ed una corsa di 48,6mm. Tutto il resto era stato completamente riprogettato: blocco cilindri e teste più piccoli, valvole più grandi, bielle in titanio viene alleggerita anche la cascata di ingranaggi della trasmissione e la frizione multi disco a bagno d’olio sarà la prima ad avere un dispositivo antisaltellamento. Dotato di una potenza di 118cv a 11.000giri/min (con il limitatore posto a 12.500giri/min) il V4 Honda diventa presto il riferimento per tutte le altre SBK. Rispetto al motore della VFR750F cambia anche l’ordine di accensione dei cilindri passando da una disposizione degli angoli biella-manovella a 180° ad una a 360° migliorando l’erogazione della potenza. Cambia anche la rapportatura del cambio ora molto più ravvicinata, come sulle moto da competizione, con una prima molto lunga che permetteva di raggiungere i 120km/h.
3500 VFR750R in due versioni

Il telaio in doppia trave perimetrale in alluminio era lo stesso della RVF750 rinforzato per l’uso stradale ed anche il resto della ciclistica discende direttamente dal modello racing con forcelle e mono marchiati Showa regolabili e freni a 4 pistoncini Nissin che mordevano dischi da 310mm. Una delle caratteristiche della VFR750R era la dimensione del cerchio posteriore che non era un classico 17 pollici ma bensì un 18 pollici con un canale da 5,50, gommato 170/60-18. La moto entrò in produzione con il primo lotto di 30 moto prodotte direttamente da HRC e assemblate già in configurazione racing privi dunque di specchietti e fari a rappresentare la natura corsaiola della moto. In totale furono prodotte 3500 VFR750R in due versioni, la prima prodotta dal 1988 al 1990 mentre la seconda dal 1990 al 1993. Nel mercato italiano ne arrivarono un numero ridottissimo ad un prezzo di 22milioni di lire, il doppio della VRF750F, ma ciò nonostante andò a ruba diventando ancora oggi un pezzo da collezione ricercatissimo con quotazioni che superano i 25mila Euro.

Il successo di Honda in SBK

Nella prima stagione in SBK, la RC30 nonostante alla fine conquisterà il titolo grazie a Fred Merkel, non si rivelò la moto più competitiva della griglia, anzi la VFR750R in quella stagione vinse solo due manche. Nonostante questo Merkel si impose davanti ai nostri Fabrizio Pirovano e Davide Tardozzi anche grazie ad un regolamento che in quella prima stagione assegnava punti solo a fine weekend sommando i risultati di Gara1 e Gara2. Il vero salto di qualità la RC30 lo fece nella stagione 1989, nella seconda stagione SBK infatti la VFR750R si impose in 8 manche e conquistando 28 podi.
Negli anni successivi fino al 1993 la RC30 ormai "vecchia" di qualche stagione paga l'arrivo della nuova 888 di casa Ducati. Dopo cinque stagioni con due titoli mondiali piloti e tre titoli costruttori nel 1993 termina l'esperienza della RC30 che nella successiva stagione verrà sostituita dalla più competitiva RC45. Molto più veloce, tanto da riportare al successo la Casa dell'ala dorata nel 1995, ma comunque, non entrerà nei cuori degli appassionati come l'antesignana.

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