200 Miglia del Mugello nel diluvio

Tutti i piloti sono stati protagonisti di almeno una caduta, che però non ha impedito loro di portare a termine la prestigiosa endurance motociclistica a squadre disputata domenica scorsa. Clementi-Muzio hanno vinto davanti a La Marra-Castellarin

200 Miglia del Mugello nel diluvio

Dario BallardiniDario Ballardini

Pubblicato il 8 novembre 2016, 11:23

Dei primi 7 equipaggi classificati nella 200 Miglia del Mugello non ne è rimasto in piedi nemmeno uno: tutti sono stati protagonisti di almeno una caduta, che peraltro non ha impedito loro di portare a termine la prestigiosa endurance motociclistica a squadre disputata domenica scorsa. Sotto la pioggia battente che aveva trasformato in una bolgia dantesca l’autodromo toscano, a due giri dalla fine sembrava avercela fatta l’equipe composta da Luca Bono, Dario Marchetti e l’ex iridato Manuel Poggiali. Dopo la caduta del battistrada Ivan Clementi era andato in testa Bono e sembrava che fosse cosa fatta per lui, Poggiali e Marchetti, quest’ultimo già detentore del primato di vittorie in questa “classica” autunnale: quattro, su otto edizioni disputate. Invece l’asfalto viscidissimo ha tradito anche lui. Dunque Clementi-Muzio sono tornati in testa ed hanno vinto davanti a La Marra-Castellarin.

Nel frattempo, grazie al particolare regolamento a staffetta, Marchetti era tornato in pista sostituendo Bono, ma era ormai troppo tardi per recuperare il tempo perduto e il terzetto si è classificato al terzo posto davanti a Pedersoli-Salvadori, partiti in pole position.

«Le condizioni meteo erano inaffrontabili – ha raccontato Marchetti – perché l’asfalto era viscidissimo e ogni curva era una lotteria. Ancor di più con moto potenti come la mia, che non riusciva a mettere a terra tutti i cavalli. L’acquisizione dati parla chiaro: ho tagliato il traguardo a 170 km/h su un rettilineo che a una Ducati Panigale permetterebbe di superare agevolmente i 300, perché la ruota posteriore non faceva presa e girava a vuoto anche sul dritto. Peccato, in questa gara correvo per uno sponsor importante, leader italiano nel settore della strumentazione per il controllo di livello, la Val.Co. “Sarà una gara al massimo livello” avevo promesso. Ma qua l’unico livello da misurare era quello dell’acqua. Altissimo».

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