Caro Direttore, chiedo ospitalità sulle pagine di Motosprint per lanciare un invito a ricordare mio marito Doriano Romboni. Proprio Motosprint ci ha fatto conoscere, tanti anni fa, quando avevo un’edicola e Doriano veniva da me, pur abitando nel paese vicino, per acquistare la rivista che celebrava i suoi successi. Mi rivolgo a tutte le persone che lo hanno amato e continuano a portare nel cuore il suo ricordo, la sua carriera sportiva ventennale; mi rivolgo a coloro che hanno conosciuto l’uomo che era il mio caro Doriano.Si fa sempre più forte in me e nella sua famiglia il desiderio che gli venga intitolata una curva o la tribuna centrale del circuito del Mugello, e che possa entrare anche lui nella Hall of Fame, affinché la memoria della sua vita dedicata al motociclismo non venga mai cancellata.Doriano è mancato per un gesto di generosità, onorando un altro pilota, e ci ha lasciati nella disperazione e nell’incertezza. Con questo gesto si renderebbe a lui quel qualcosa di grande che merita. E sarebbe un grande orgoglio per me, per le sue figlie e per Cristian, che Doriano ha cresciuto come un figlio.
Sara Comis Romboni
E questa la risposta di Stefano Saragoni, direttore di MotosprintRilancio l’appello di Sara, con la speranza che possa arrivare a colpire nel segno. Confesso di non conoscere le dinamiche che portano alla titolazione di un autodromo o di una sua parte, grande o piccola che sia, ma sono certo che se non dovesse essere il Mugello, un circuito che vorrà ricordare Doriano Romboni intitolandogli una curva o una tribuna sicuramente si troverà. Sono certo che leggendo questa lettera della moglie qualcuno si farà avanti. Doriano lo merita.Ha vinto due Gran Premi in 125, ne ha vinti quattro in 250, se nel 1993 un brutto incidente non lo avesse fermato proprio ad Assen, una delle sue piste preferite, la sua corsa al titolo mondiale sarebbe potuta finire diversamente. Ha portato sul podio l’Aprilia 500 bicilindrica, e soprattutto era un pilota istintivo, sanguigno, un combattente. Di quelli che “danno molto”, che piacciono agli appassionati. Dopo avere lasciato le corse era diventato tecnico federale e lavorava al fianco di giovani talenti emergenti, un compito di cui andava molto fiero, che gli stava dando grandi soddisfazioni. Era entusiasta del fatto che sarebbe ritornato al Mondiale GP per fare da guida ai ragazzi del Team Italia... È tornato in sella, lo scorso anno, per onorare la memoria di Marco Simoncelli. Lo ha fatto con generosità, mettendo in pista tutto se stesso. Dedicargli la curva di un circuito è il modo di scrivere per sempre il suo nome nella memoria. L’iniziativa potrebbe avere un seguito ricordando altri piloti. Perché così come le strade d’Italia portano il nome di chi ha fatto la storia, sarebbe bello che i circuiti contribuissero a ricordare.
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