Guido Pini esclusivo: "Ad Austin la prima vittoria, non voglio fermarmi qui. Leopard? Una grande famiglia"
Il primo successo italiano in Moto3 del 2026 l'ha firmato il toscano che in esclusiva ci ha raccontato cosa ha significato per lui e i complimenti più belli ricevuti
Pubblicato il 17 aprile 2026, 11:29
Milleduecentosettantaquattro giorni. Nella settimana in cui la Nazionale di calcio non è riuscita a interrompere la lunga assenza dai Mondiali, il motociclismo italiano è quantomeno riuscito a mettere fine a un lungo (e scomodo) digiuno: quello dei successi in Moto3. Tre anni e mezzo dopo la vittoria di Dennis Foggia nel 2022 in Thailandia, è stato Guido Pini a compiere l’impresa, sempre con la Honda del Team Leopard. Per il suo secondo anno nel Mondiale, il pilota nato a due passi dal circuito del Mugello ha deciso di abbracciare la sfida Honda vestendo i colori della squadra che ha sede in Lussemburgo, dopo aver vissuto un debutto confortante con la KTM culminato con il podio in Indonesia. Il diciottenne ha cominciato bene il 2026, dimostrando subito di essere competitivo e di far parte del gruppo dei migliori. Soprattutto in Texas, dove ha ottenuto la prima vittoria iridata.
I Pata Talenti Azzurri scendono in pista al 04 Park di Andrea Dovizioso
Il dietro le quinte del successo di Pini ad Austin
Quali sensazioni hai ripensando al GP Americhe?
"È stato un weekend bellissimo. Fin dal venerdì mattina mi sono trovato benissimo con la moto e quando si comincia così, si è già un passo avanti. Abbiamo gestito tutto alla perfezione, sono stato velocissimo anche senza scie, cosa non facile: con un rettilineo così lungo, infatti, la scia in Moto3 è sempre un’incognita, ma abbiamo sempre pensato di lavorare in ottica gara, perché i punti si fanno la domenica. È stato un weekend molto importante, non soltanto per la vittoria, ma anche per costruire bene tutti gli altri GP. Continuando a lavorare così, sarà un bell’anno".
Che gara è stata?
"Molto combattuta fin dall’inizio. Non sono partito benissimo e da quinto, dopo il primo giro, ero settimo: questa era già una rimonta da fare. L’ho presa con calma, cercando di capire se i primi andavano via, sapevo che le gomme avrebbero potuto costituire un problema e le ho gestite il più possibile. Ho occupato la seconda posizione per gran parte della gara, volevo capire se Maximo (Quiles) poteva prendere un piccolo margine. Io ero più veloce di lui nel primo settore e lui lo era più di me nel secondo. Poi ha commesso un errore e l’ho passato appena ho potuto. Sapevo che non sarei riuscito ad andare via, però essere al comando è sempre un vantaggio perché il ritmo della gara lo detti tu. Ho cercato di rallentarlo un attimo per respirare in vista dell’ultimo giro".

Proprio nel finale l’hai spuntata, passando dal quarto al primo posto nelle ultime curve.
"Nella mia testa non avevo pianificato così l’ultimo giro. Sono rimasto il più possibile tranquillo, mi sono ritrovato anche quarto, riuscendo però a stare vicino a Quiles che mi precedeva. Lui ha commesso un errore e sono riuscito a infilarlo, per la terza posizione, quindi in zona podio. Ed era l’obiettivo, dopo i primi due weekend in cui ero caduto (in Thailandia) e arrivato quinto (in Brasile). Ma appena ho visto che Alvaro Carpe si “buttava” su Valentin Perrone, ho cercato di preparare nel migliore dei modi l’ultima curva, sapendo che dietro di me Maximo sarebbe uscito fortissimo. Per questo il tratto tra l’uscita dell’ultima curva e il traguardo, anche se è relativamente corto, per me è stato molto lungo. Alla fine ce l’ho fatta".
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