Rossi e quell'incontro segreto con Berlusconi: “Eravamo a San Siro io stavo cercando di sgattaiolare"

Tra gli altri temi toccati nella lunga intervista il Dottore ha parlato della scaramanzia dei piloti ed i suoi gesti prima di salire in moto

Marco PezzoniMarco Pezzoni

Pubblicato il 19 aprile 2026, 16:48

Valentino Rossi tra i suoi inizi e la nuova VR46 Academy

Come ogni figlio di pilota di moto, anche Valentino ha percorso quella strada iniziando veramente da piccolissimo con le minimoto e i kart: “Mio babbo Graziano era un pilota di moto che però più o meno aveva smesso di correre con le moto quando io ero molto piccolo. Poi però anche lui ha fatto come me, ha corso in macchina e comunque è rimasto sempre un pilota e quindi diciamo che per lui giocar con me era portarmi con qualcosa col motore; il picco del nostro rapporto era quello. Lui invece di portarmi al parco mi portava a girare con la motina piccola intorno a casa oppure col gokart nella zona industriale. Era l'inizio degli anni 80, quindi non era come adesso. Si potevano fare più cose, si poteva andare anche nel parcheggio della di una di una zona industriale col kart. E’ da lì che io ho sempre sognato di fare il pilota e mi sono sentito sempre un pilota, non mi ricordo di aver avuto mai un piano B.”

Non solo Bagnaia, Marini, Bezzecchi, Morbidelli, Vietti e compagnia ma anche giovani piloti dagli 11 ai 15 anni nella nuova versione della VR46 Academy. Rossi la spiega così: “Noi abbiamo una Academy con la quale aiutiamo i piloti italiani a arrivare alla MotoGP, da quest'anno abbiamo cominciato a lavorare con tre più giovani, però hanno da 11 a 15 anni. Sono già grandi, andiamo in pista a girare, ecc. La differenza rispetto a me è che in quegli anni era tutto più romantico, più di cuore; adesso i pilotini hanno già in testa che correre in moto può essere il lavoro nel quale guadagneranno soldi, diventeranno ricchi e famosi e avranno una vita bella. Quando ero piccolo io, tanti anni fa, si andava in moto per passione; nel mio caso avevo Graziano che era un pilota e quindi non pensavo a dove correre, se eventualmente avrei vinto un mondiale…Questa è la differenza più grande, il resto è tutto simile. I ragazzini di oggi hanno voglia.”

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