MotoGP, Rossi e la longevità: “Le mie figlie non le vorrei motocicliste. Schumacher mi disse...”

Il "Dottore": "Piloti come Bayliss si sono pentiti dopo il ritiro, così ho preso questa decisione.Ho corso finché ne ero in grado."

Valentino AggioValentino Aggio

Pubblicato il 17 aprile 2026, 09:23

Sono molteplici i temi trattati dal nove volte iridato, sette in MotoGP, Valentino Rossi. L'ex pilota è stato ospite al podcast “Tintoria”, dove ha avuto modo di affrontare alcune delle tematiche considerate tabù nel motociclismo.

Gli infortuni: “Ci vogliono attenzione e fortuna”

Valentino Rossi ha svelato qual è stato il segreto della sua carriera così longeva, durata fino ai 42 anni in MotoGP. “Quando ho parlato con altri sportivi come Michael Schumacher o Troy Bayliss, entrambi mi hanno detto di essersi pentiti dopo il ritiro. In quel momento ho deciso di continuare finché ne sarei stato in grado”. Ma questo non basta: “La seconda motivazione è il divertimento: nella seconda parte della mia carriera mi sono confrontato con piloti molto più giovani, ma attraverso l'esperienza sono stato in grado di capire come andare forte come loro”.

In una carriera così lunga, però, il rischio degli infortuni è sempre dietro l'angolo. “Più diventi grande e più capisci i rischi di questo sport da matti. La MotoGP è una cosa da 22enni: devi capire come sfruttare l'esperienza, rischiando meno ma riuscendo comunque ad andare forte”. Nonostante ciò, ogni infortunio è a sé: “Cerchi di sbagliare meno con gli anni, sono stato sempre attento ma soprattutto fortunato. Quella degli infortuni è una tematica sensibile: deve esserci una piccola paura ma non troppa, sennò è meglio rimanere a casa. È un tabù”.

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