MotoGP, da promessa a protagonista: il grande avvio di stagione di Ai Ogura

Il giapponese ha iniziato alla grande la seconda annata in top class con l’Aprilia Trackhouse: il primo podio è vicino e ad Austin, nonostante la beffa finale, l’ha dimostrato
MotoGP, da promessa a protagonista: il grande avvio di stagione di Ai Ogura
© Luca Gorini

Alessandro Di MoroAlessandro Di Moro

Pubblicato il 2 aprile 2026, 14:22

Se è vero che tre indizi fanno una prova, l’inizio di stagione di Ai Ogura ha dimostrato che il pilota giapponese è ormai pronto per inserirsi con costanza nelle posizioni di vertice della MotoGP 2026. Negli appuntamenti inaugurali della stagione in Thailandia, Brasile e Stati Uniti, il portacolori del team Trackhouse è sempre riuscito a mettersi in mostra e, potendo contare su un’Aprilia RS-GP estremamente competitiva, ha centrato la bellezza di quattro Top 5 tra Sprint e gare lunghe in quella che, non va dimenticato, è soltanto la seconda annata completa in top class per il centauro del Sol Levante dopo la vittoria del titolo iridato in Moto2 ottenuto nel 2024.

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Primo podio (e prima vittoria) imminenti per Ogura?

Ora l’obiettivo di Ogura non può che essere la conquista del primo podio in MotoGP, risultato che proseguendo su questa strada non tarderà ad arrivare. A dirla tutta, anche se “con i se e con i ma” non si va da nessuna parte, il podio l’avrebbe probabilmente potuto raggiungere nell’ultimo GP andato in scena al Circuit of the Americas di Austin visto che si è dovuto fermare per via di un problema tecnico mentre stava recuperando velocemente terreno sui rivali e sembrava lanciato verso un possibile terzo posto che avrebbe rappresentato una Top 3 tutta Aprilia.

La sfortuna però fa parte del gioco e adesso è soltanto questione di tempo. Magari, entro la fine dell’anno non arriverà soltanto il podio, ma si tornerà anche a sentire le note di Kimi Ga Yo (l’inno nazionale giapponese) al termine di una corsa della classe regina come non accade ormai da oltre 20 anni, da quando Makoto Tamada vinse con la Honda nel 2004. Davvero troppo tempo per una nazione che ha il motociclismo nel sangue.

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