2002-2026, il doppio bivio della MotoGP: dalla fine delle 500 alla (prossima) nuova era

Dalla guida di traverso, alla moto ipertecnologiche: un quarto di secolo di storia di una categoria che si appresta a nuove sfide
2002-2026, il doppio bivio della MotoGP: dalla fine delle 500 alla (prossima) nuova era

William ToscaniWilliam Toscani

Pubblicato il 8 gennaio 2026, 16:01 (Aggiornato il 8 gennaio 2026, 16:10)

Quando nel 2001 le 500 due tempi uscirono di scena, molti pensarono che una parte dell’anima del motociclismo se ne fosse andata con loro. Erano moto cattive, scorbutiche come chi è in astinenza da nicotina, imprevedibili. Moto che non perdonavano. Guidarle significava convivere con il rischio, domarle curva dopo curva, spesso più con l’istinto che con la logica. Ma quel mondo non poteva più andare avanti così. Troppo pericoloso, ma soprattutto con il 2T che iniziava ad accusare limiti tecnici costosissimi da superare (non solo nella produzione di serie) per incrementare - alla fine - di una manciata di cavalli le prestazioni. E così nel 2002 nacque la MotoGP. Non fu solo un cambio di regolamento. Fu un cambio di mentalità.

Il 2002: nasce la MotoGP, ma il cuore è ancora quello delle 500

Il primo anno di MotoGP fu quasi romantico, a suo modo. In pista c’erano ancora le vecchie 500 due tempi con motori a V di 200 cv (nelle ultime evoluzioni), affiancate dalle nuove quattro tempi da 990 cc, chiaramente favorite da un regolamento che consegnava poche chances alle "vecchie" protagoniste. Le nuove MotoGP erano più potenti, più stabili, più “facili”, ma ancora lontane dall’essere le astronavi di oggi. Niente ali, poca elettronica, tanto gas.

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