Ora tocca alla Honda
Pubblicato il 12 giugno 2012, 15:00
Non ci può essere sorpresa nel rinnovo di Jorge Lorenzo con la Yamaha. Era nell'aria. E in fondo non è mai stato messo in discussione neppure dall'interessato. Anche perché non era vero che la Honda era ai suoi piedi. Era invece vero che la Repsol, di Jorge, non ne ha mai voluto sapere. Dunque il maiorchino si conferma pragmatico e prudente: non ha rischiato, non ha quindi allungato i tempi della sua decisione e ha scelto di rimanere con la Yamaha che lo tratta come un Re. Se avesse portato avanti troppo la trattattiva, magari alla fine sarebbe rimasto lo stesso però avrebbe rovinato quell'idillio che quindi resta. Il rinnovo per altri due anni, cioè fino al 2014 compreso, fa in modo che lui e la Yamaha possano davvero prepararsi a «vincere ancora tanti campionati insieme», come ha dichiarato il maiorchino. Senza Stoner, che si ritirerà a fine stagione, Lorenzo appare imbattibile. Almeno per il prossimo biennio.
Vedremo cosa farà la Honda, che si trova in una situazione difficile, cioè qualcosa di inimmaginabile solo pochi mesi fa. Non esiste in circolazione un pilota come Lorenzo, quindi a Tokyo bisogna pensare bene alla strada da imboccare. Il momento è delicato. La Honda può iniziare una rivoluzione dolce, mantenendo Dani Pedrosa e affiancarlo a Marc Marquez (se verrà eliminata la regola del rookie); può invece puntare tutto sui giovani, e schierare Stefan Bradl al fianco di Marquez (ma il tedesco ha un contratto già firmato con Lucio Cecchinello, per il 2013); oppure – visto che tanto il titolo 2013, sulla carta, si fatica a pensare di vincerlo – la Honda potrebbe fare il colpo tatticamente perfetto: riportare Valentino Rossi nel Team Repsol e farlo diventare non solo un pilota nuovamente forte, ma anche il maestro ideale per il gioiellino (della Repsol) Marc Marquez. Considerando che Valentino con la RCV ufficiale tra le mani sarebbe anche un eccellente veicolo promozionale, oggi non esiste un'operazione che avrebbe risalto maggiore. Tra l'altro, sia la Repsol che Marquez hanno già fatto sapere che questa soluzione sarebbe gradita, quindi la decisione spetta alla Honda. Shuhei Nakamoto si trova nella condizione di dover fare scelte importanti. Speriamo che i suoi consiglieri siano all'altezza del momento.
È chiaro che con Stoner che se ne va e Lorenzo che resta in Yamaha, ora la pedina più importante del mercato è Valentino Rossi. Che potrebbe tornare alla Yamaha e ricomporre così la coppia che ha dominato nel triennio 2008-2010. Certo, lo scenario non è più quello di prima: ora il numero uno della Yamaha è Lorenzo, e Iwata lo ha ribadito svenandosi pur di tenerlo, quindi Valentino sarebbe il numero due di un'azienda dalla quale se ne andò proprio perché non voleva accettare questo ruolo. Ma la Yamaha ha bisogno di soldi – non ha ancora uno sponsor importante – e Valentino (tra l'altro stimatissimo dagli ingegneri giapponesi) è l'uomo ideale per reperire denaro e per far ritornare squadra e azienda nei salotti buoni. Una cosa che Lorenzo non riesce a fare.
E la Ducati? Fino ad ora si è mossa con molta cautela. Il vertice di Ducati Corse vorrebbe tenere Valentino, per continuare il cammino verso la realizzazione di un progetto nuovo, ma bisogna vedere cosa ne pensa il pesarese. Credere nel futuro, cioè in una Ducati che accetta di rivoluzionare la propria moto – è il motore, il punto in maggiore discussione – ma anche di ridisegnare la maniera di intendere le corse (che non è adeguata alla concorrenza) appare difficile. Ma tutto è possibile, soprattutto se la Philip Morris gestirà questa fase importantissima.
C'è poi un ragazzo romagnolo che sta lavorando tanto, per riconquistare il ruolo di pilota ufficiale: Andrea Dovizioso punta alla moto e al posto di Ben Spies (le cui quotazioni, tra i giapponesi della Yamaha, sono ai minimi storici). È un bravo collaudatore, non ha le esigenze tecniche ed economiche di Valentino, potrebbe essere un ottimo compagno di squadra per Lorenzo. E in Yamaha, coloro che hanno paura a rimettersi in casa un personaggio così potente e così scomodo come Valentino Rossi, ci stanno già pensando.
Enrico Borghi
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