In "sosPecco": Bagnaia in bilico tra il difficile presente in Ducati e il possibile rilancio in Aprilia
Gianmaria Rosati
Pubblicato il 8 aprile 2026, 11:36
In bilico tra presente e futuro. Se un anno fa qualcuno avesse detto a Pecco Bagnaia che il suo presente targato Ducati sarebbe stato peggio – per mille motivi – del suo futuro altrove, lui si sarebbe lasciato andare a una di quelle risate genuine che lo hanno contraddistinto in questi anni. Anni in cui appunto Bagnaia ha creduto nella Ducati e viceversa, creando così un cerchio magico, formato da lui e le sue persone di fiducia e che per almeno un triennio è stato quasi inarrestabile. D’altronde dalla seconda metà del 2021 alla fine del 2024 non vi sono stati dubbi su chi fosse il pilota più veloce in pista, ma soltanto in due occasioni tale virtù si è tramutata in titoli mondiali.
Quello che conta oggi, però, è che tutto questo sembra un ricordo lontano, perché dall’anno scorso l’avventura in rosso di Pecco – la cui immagine continua a campeggiare sulla facciata della fabbrica di Borgo Panigale – ha imboccato una strada quasi impronosticabile, con le enormi difficoltà dell’anno scorso che un inizio di 2026 tra alti e bassi non è riuscito a cancellare. Ma soprattutto con una separazione in vista della prossima stagione, caratterizzata dalla nuova era regolamentare: è noto l’approdo del torinese in Aprilia, dove il contratto dovrebbe essere biennale con opzione fino al 2030, senza - con tutta probabalità - Cristian Gabarrini al suo fianco.
Il "cerchio magico" non c'è più
IL 2026 di Bagnaia è iniziato proprio come era finito il 2025, stagione chiusa con cinque “zero” domenicali di fila. Nei primi due GP di quest’anno Pecco non ha mai conquistato piazzamenti tra i primi sette tra sabato e domenica, si è sbloccato nella Sprint texana (con il secondo posto, subendo il sorpasso da Jorge Martin soltanto in extremis) per poi classificarsi decimo nel GP.
Gli enormi problemi dell’anno scorso sembrano essersi soltanto attenuati, ma l’anteriore resta il tema e il consumo anomalo del posteriore – spiegato da Bagnaia nel post Austin – appare soltanto una conseguenza della principale problematica. L’unica consolazione, se così possiamo chiamarla, è il calo di prestazione anche di altri ducatisti, segno che quanto lamentato da Pecco è divenuto un problema anche per altri e non il frutto di una “impuntatura”.
È però altrettanto chiaro che quell’ambiente magico presente fino a fine 2024 intorno a Bagnaia, con un’intera Casa decisa nel credere nel suo potenziale nonché nel suo ruolo di prima guida, non vi sia più: le difficoltà dell’anno scorso hanno lasciato scorie e l’ingaggio di Pedro Acosta per il 2027 – fatto che ha costretto Pecco a guardarsi attorno, valutando prima la Yamaha e poi l’Aprilia – è la chiara dimostrazione di come il mondo rosso abbia esautorato il piemontese.
Bagnaia vive una situazione scomoda, dato che si trova davanti ancora più di tre quarti di stagione da affrontare con una moto che non gli ha ancora permesso di tornare ai livelli abituali e con la necessità di non inasprire ulteriormente i rapporti nel box, anche soltanto per quieto vivere.
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