MotoGP, la vita nel "dietro le quinte"
Viaggio nel box del Team Alma-Pramac con gli uomini di Jack Miller: consuetudini, miti da sfatare e l'importanza della... pulizia

Pubblicato il 25 settembre 2018, 19:21 (Aggiornato il 25 settembre 2018, 17:41)
Ora che la “stagione europea” è virtualmente conclusa, se si eccettua il gran finale di Valencia, per i team si vivrà la combinazione Asia-Australia, con quattro GP in cinque settimane. La fase più delicata, visto che con 14 GP già sulle spalle, si vivrà un autentico tour de force.
La crew: abbiamo conosciuto la vita del “backstage” grazie al Team Alma-Pramac, che ci ha aperto le porte del box di Jack Miller. Tra le operazioni di routine da ripetere in ogni pista e la capacità di rispondere ai contrattempi che ogni sessione può portare con sé. Miller è seguito da sette persone, tutte con la loro storia e le loro competenze. A cominciare da Cristian Pupulin – capotecnico – a Nicola Manna, capomeccanico che ci ha accompagnato nel nostro viaggio, e che il promemoria se l’è tatuato sulla mano: calma. «È la parola chiave per un carattere fumantino come il mio, ma ora ‘sclero’ un po’ meno». Da Marco Frigerio, detto “Scoglio” perché «Fa aspettare noi meccanici ogni volta che scarica i dati, vuole la precisione» al carattere andaluso di David Galacho, “El Malagueño”, addetto a cambio e frizione. E poi Francesc Galindo che si occupa di freni e avantreno, Marco Polastri del posteriore, la new entry Tommaso Peli di gomme e benzina. «Tommaso, le termocoperte» è la frase che riecheggia nella metà del box di Miller alle 8, quando si arriva in pista e serve subito scaldare le termocoperte. Poi è la moto a essere scaldata: «Un’operazione di cinque minuti, ma fondamentale, si mandano in temperatura acqua e olio e l’elettronico scarica i dati, per capire se tutto funziona» dice Nicola Manna.

Mito da sfatare: per tutti, il weekend inizia presto: «Mercoledì alle 9 in pista, quattro ore e mezza per allestire il box e fare l’impianto elettrico. Si sbaracca tutto domenica dopo la gara, l’orario va a seconda del risultato ottenuto, ma si impiegano tre ore. Poi si prende l’auto e si va nell’hotel più vicino all’aeroporto, da dove si partirà lunedì mattina». Per Nicola Manna sono ritmi acquisiti da 20 anni, tutti di fedeltà alla Ducati: «I miei inizi furono con Ben Bostrom, che seguii anche negli Stati Uniti, e Neil Hodgson. La fortuna è quando si incontra un pilota come Miller: è un ragazzo che fa gruppo, ed è importante quando trascorri più tempo nel box che in famiglia». Anche se viene sfatato il mito delle notti in bianco per le riparazioni: «Se sei organizzato, di fronte a una moto distrutta per una caduta e da rifare da capo, puoi cavartela in meno di cinque ore. Abbiamo forcellone, telaio, serbatoio, pedane, manubri, frizione pronti all’uso».

La pulizia: è questa l’altra parola d’ordine man mano che passano i giorni, dopo che il mercoledì e il giovedì si rimette mano sulla moto come era stata lasciata al traguardo del GP precedente. «Una moto da corsa non può mai essere sporca, altrimenti il manager ti manda a casa» dice Nicola scherzando ma non troppo. Una questione per gli sponsor, certo, ma altrettanto importante è l’aspetto tecnico: «Quando si dice che una determinata parte deve essere pulita al punto di poterci eventualmente mangiare sopra, non è tanto un fatto estetico: la pulizia ti permette di individuare eventuali crepe. E come esiste lo sviluppo delle moto, c’è anche quello dei prodotti per manutenzione e pulizia: penso per esempio che una volta per le carene si utilizzava anche l’olio per lucidare i mobili. Noi lavoriamo con WD-40, utilizziamo il Prodotto Multifunzione e i prodotti specifici per la Moto (pulitore freni e catene, detergente universale, lucidante al silicone, …). Ci aiutano in tutte le operazioni di manutenzione e pulizia, ma anche nel tocco finale della ‘bellezza’. Ogni volta che una sessione finisce, togliamo la carena e avviene il lavaggio di tanti componenti, ma serve anche tempo per eventuali riparazioni per un crash o modifiche. Una pulizia dura anche un paio d’ore, dopo 100 km in pista la moto è sporca e unta. Inoltre, per altre attività di manutenzione veloce che non prevedono lo smontaggio di parti e coperture, troviamo molto utile il nuovo prodotto WD-40 Flexible, la sua cannuccia in metallo flessibile da 18,5 cm ci fa arrivare nei punti più difficili».

La domenica: diciannove weekend in giro per il Mondo, con la concentrazione sempre alta, anche perché ogni componente ha il proprio chilometraggio all’interno degli oltre 12.000 km effettuati da un pilota (più o meno 650 per GP), a cominciare dai sette i motori a disposizione. La tensione sale la domenica mattina. «Quando si arriva alle 7, e poi tra fine warm up e apertura della pit lane per la gara il tempo è sempre poco. Si cambiano serbatoio e frizione, se magari c’è il rischio del flag to flag si preparano le due moto: per passare dal set up da asciutto a quello da bagnato si impiega una decina di minuti. E poi si va in gara, dove il risultato ti fa amare o meno il posto in cui si è corso...».
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