Bagnaia a cuore aperto: “Vado in palestra tutti i giorni per 3-4 ore. La morte di Salvadori? Una perdita importante”
Il tre volte iridato del Motomondiale si racconta toccando diversi temi tra i quali il rapporto con Bezzecchi, l’amore con Domizia e la morte di Luca Salvadori
Marco Pezzoni
Pubblicato il 3 marzo 2026, 09:48
Nei giorni che hanno preceduto i test ufficiali della MotoGP a Buriram e la gara di apertura della stagione sempre in Thailandia, Pecco Bagnaia è stato ospite del “The BSMT”, il podcast di Gianluca Gazzoli. Nelle due ore di chiacchierata, Pecco ha toccato diversi temi tra i quali le Sprint in MotoGP, il rapporto con Bezzecchi, quello con Marquez e la Ducati, l’amore con Domizia ed anche la morte di Luca Salvadori.
La morte di Luca Salvadori
Oggi, 2 marzo, Luca avrebbe compiuto 34 anni e sempre nella giornata di oggi nasce il memorial a lui dedicato nella nuova sede del team Trident. “Credo che ci siano poche persone vere su YouTube – dice Bagnaia – si cerca sempre di far vedere lo sfarzo, “chi ce l’ha più grosso” o quelle cose lì; invece, Luca secondo me era uno che poteva essere tranquillo nella sua vita e invece si è messo in gioco da sempre, ha fatto il suo, si è creato la sua cerchia. A me piaceva molto, era sempre una persona estremamente positiva, era difficile vederlo arrabbiato. Le volte che ci siamo visti mi dava sempre questa sensazione. Una volta a Forte dei Marmi siamo andati a cena insieme, abbiamo chiacchierato di tutt’altro ma in una maniera talmente genuina che mi sembrava di conoscerlo da una vita. E’ stata una perdita importante per quanto mi riguarda perché mi piaceva scrivermi spesso con lui per commenti, lui aveva una idea corretta sulle cose e molto obiettiva. A me persone così piacciono molto, ho sempre apprezzato la sua visione delle cose. Cerco di tenermi vicino le persone positive perché sono estremamente duro con me stesso e molto realista e a volte vado a cercare l’ottimismo nelle altre persone, lui era una di queste. E tutte le volte che mi chiedeva di fare qualcosa insieme gli ho sempre risposto di sì, al WDW avevamo fatto una gran chiacchierata, a Misano uguale, l’ho fatto venire nella mia “stanza” nei circuiti.”
Poi aggiunge: “Aveva intrapreso questa disciplina che sono le corse su strada, le ho sempre vissute come quelli che si buttano giù con le tute alari, c’è un rischio grande. Il suo incidente non è avvenuto per un errore suo però comunque si sa che c’è un rischio maggiore quando si corre in mezzo ai marciapiedi. Ero sul lago d’Orta a festeggiare l’anniversario con mia moglie, mi sono svegliato la mattina dopo, ho guardato il telefono e c’era la notizia. All’inizio speravo vivamente che fosse una fake news, un esperimento sociale estremo; lui faceva delle cose strane ogni tanto. Ci ho sperato in tutti i modi, poi ho capito che era vero. Non volevo crederci, è stata tosta. Mancano delle persone così, ormai il giornalismo è un continuo cercare la polemica, guardare al passato, non è più così, si va avanti, bisogna evolversi. Questa storia di dare contro per forza ha rotto le p…non ci deve essere tifo da stadio, bisogna essere obiettivi, ormai i giornalisti fanno il tifo per qualcuno e fanno gli articoli pro o contro e non è così che deve essere.”
Pecco Bagnaia ed i cambiamenti nella MotoGP attuale
Con l’acquisizione di Dorna da parte di Liberty Media, la società spagnola ha cambiato anche nome in MotoGP Sport Entertainment Group. Un cambio drastico anche nella direzione che Liberty Media vuole dare alla MotoGP. “I primi cambiamenti si vedranno più avanti. Stanno già parlando di fare dei cambiamenti, però non so come potrà essere. Credo faranno un grandissimo lavoro. Secondo me la MotoGP ha una identità più genuina, è uno sport di massimo livello, super emozionante e super adrenalinico, però la sua essenza è sempre stata più genuina per tutti e quel dna lì non dovrebbe essere toccato. Stefano (Domenicali, ndr) è stato bravo a creare quell’intrattenimento, alla fine il weekend di Formula 1 è un festival, la gara è la ciliegina, non ci sono mai pass paddock, mentre invece da noi c’è un sacco di gente nel paddock, però sono riusciti a ricreare intorno festa, dj set, c’è da mangiare e ci sono tante cose da fare mentre da noi è solo moto. In moto però possiamo passarci più vicini, ci diamo le botte, è anche più spettacolare.”
L’allenamento di un pilota MotoGP
Per poter portare al meglio i quasi 300 cv di una odierna MotoGP serve un fisico allenato sia in palestra ma anche fuori dalla palestra, tra piste di motard e tracciati veri. “Guidare una MotoGP è faticoso. Ci sono piloti che sono più “spessi”, per guidare ci vogliono tanta elasticità e fiato, una forza molto resistente. L’allenamento si basa su serie lunghe e tanto aerobico, anche pesi. Andiamo in palestra tutti i giorni per 3-4 ore al giorno tranne il giovedì e sabato che andiamo in pista. In moto si fa fatica ma non c’è niente come la MotoGP. Quando andiamo a girare con la Panigale a Misano facciamo run da 15 giri finendo il pieno fatto prima di partire, si fanno run così spingendo ad ogni run, la fatica che si fa però è minore rispetto a guidare una MotoGP. Al primo test finisco sempre che ho dolore agli adduttori, tricipiti, viene il gomito del tennista, fa male dappertutto. Al terzo giorno del test si spera nella pioggia per evitare la simulazione gara. Al Ranch si lavora tantissimo sulla sensibilità, è un allenamento veramente tosto, facciamo run molto lunghi ed è tostissimo perché mantenere un certo ritmo al ranch dove si sta sempre in controsterzo, bilanciare la moto col peso e dare trazione, essendo molto precisi con il gas è un allenamento difficile ma che porta a sentire cosa si sta facendo con il corpo e aiuta la sensibilità. Quello che si fa è entrare in curva, chiudere apposta lo sterzo per far girare di più la moto e sfruttare il traverso per uscire più forte, è un po’ il contrario della MotoGP dove bisogna essere precisi. Ha aiutato molto.”
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