A distanza di diciassette anni, il GP di Catalogna del 2009 continua ad essere uno dei riferimenti assoluti quando si parla di MotoGP moderna, ed il fatto che il Motomondiale torni proprio questo weekend a Barcellona rende inevitabile riaprire quel capitolo. Valentino Rossi, Jorge Lorenzo e Casey Stoner arrivavano a quella gara appaiati in vetta alla classifica, in equilibrio totale nella lotta iridata, in un momento in cui la MotoGP viveva una delle sue epoche più competitive e spettacolari, sia in termini tecnici che mediatici. In gara Rossi e Lorenzo diedero vita ad un duello feroce caratterizzato da staccate al limite, fino ad arrivare a quell’ultimo giro diventato leggenda.
Barcellona 2009 come Welkom 2004 e Laguna Seca 2008
Lorenzo, "solamente" al suo secondo anno in MotoGP ma già estremamente competitivo, sembrava aver costruito il capolavoro decisivo entrando davanti nell’ultima curva, ma Rossi riuscì a preparare il sorpasso perfetto, infilando la Yamaha numero 46 all’interno con una manovra quasi impossibile, tanto violenta quanto precisa, rimasta ancora oggi una delle immagini simbolo dell’intera storia della categoria. Un sorpasso che il nove volte iridato aveva già compiuto nel 2007 sempre a Barcellona, quando sorpassò Stoner grazie alla stessa manovra, venendo però poi sorpassato a sua volta dall'australiano che andò a vincere la gara.
Non è un caso che lo stesso Rossi abbia più volte inserito quella vittoria tra le tre migliori della sua carriera, insieme a Welkom 2004, la prima gara vinta con la Yamaha al debutto assoluto dopo l’addio alla Honda contro Max Biaggi , e Laguna Seca 2008, teatro del celebre sorpasso al Cavatappi su Stoner. Barcellona 2009, però, occupa un posto particolare anche per il peso di quell’ultima manovra, che Valentino ha definito il miglior sorpasso della sua carriera. Ed in effetti, riguardandolo oggi, resta difficile pensare il contrario: perché non fu soltanto un attacco disperato all’ultima curva, ma il gesto tecnico e mentale di un pilota che, anche quando sembrava battuto, riusciva ancora a trovare uno spazio dove nessun altro avrebbe pensato di poter passare.
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