Andrea Iannone si sfoga : “Essere la persona perfetta agli occhi della gente? Mi sta sulle scatole”

Il pilota di Vasto si racconta parlando del rapporto con Rossi, l’aver lasciato la Ducati e le collezioni delle sue moto

Marco PezzoniMarco Pezzoni

Pubblicato il 27 novembre 2025, 09:03

Moto o Pilota? Il pensiero di Iannone su questa questione e quello che dicono su di lui

Negli sport a motore (che siano auto o moto) c’è sempre questa diatriba su cosa sia più importante tra mezzo meccanico e pilota. “Credo che anche oggi la moto abbia un ruolo fondamentale, facciamo 60-40 o anche 70-30. Valentino con la Yamaha vinceva tutti i mondiali, è arrivato in Ducati e se non c’è la moto non c’è il feeling. Io dico sempre che noi abbiamo tutti i sensori sulla moto, sospensioni, freni, accelerazione, angolo…però il cavo o il sensore del feeling non c’è, non esiste, il feeling è tuo con la moto. Se non c’è feeling non vai. E’ come dare un calcio ad un pallone e poi darne uno ad un palo, so che se calcio il palo mi faccio male al piede, sento dolore e non ci vado neanche. E poi arriva un momento che ci provi tipo la qualifica e la lanci…io ne so qualcosa, ci ho sempre provato, feeling o non feeling alla fine ha sempre avuto ragione lui, quello che non c’era. Bagnaia è un esempio, sembra che qualcosa per fortuna abbiano trovato e lo ha dimostrato con pole, vittoria in sprint, vittoria in gara, record della pista…quello fa capire che è niente…come Stoner, nessuno riusciva ad andare con la Ducati lui era l’unico che vinceva. C’era qualcosa in quella moto che a quei tempi non funzionava che invece per lui funzionava.”

Parlando di quello che dicono su di lui ammette: “Vengo descritto da giornali non di settore come “sborone” o “sbruffone”, anche per un parcheggio…E’ capitato a tutti, andando di corsa, si lascia la macchina un attimo e subito titoloni…C’è la speculazione, tutto fa titoli e click, delle volte dà fastidio ma alla fine bisogna accettarlo. Quando sei esposto c’è il bello ed il brutto, se ti curi solo di quella cosa là finisci per diventare matto. Ogni giorno esce qualcuno che racconta una storia, a me non interessa andare a spiegare alla gente se è vera o meno, è come dare importanza, non è quello che conta. Ho fatto tante cose buone, tante altre potevo farle meglio e ho imparato. Di una cosa sono certo, non ho mai fatto del male a nessuno, per me questo è fondamentale. Quello che conta è essere una buona persona, poi si può migliorare? Sì, abbiamo dei difetti? Siamo umani, è cercare di migliorarsi ogni giorno. Essere la persona perfetta agli occhi della gente a me sta profondamente sulle scatole perché non lo sono.”

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