Sportbike, Drisaldi (Prodina): “Il nostro successo frutto di un lavoro che viene da lontano”

Il Team Manager romano dopo la doppietta di Gara 1 a Portimao elogia il lavoro dei piloti e della squadra che ha lavorato fin da novembre per sviluppare la Ninja ZX-6R 636

Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 10 aprile 2026, 12:25

Il cambio di classe, da Supersport 300 a Sportbike, non ha intaccato le motivazioni né tantomeno la competitività del Team ProDina. La squadra romana, da anni protagonista nel Mondiale e nel CIV, dopo il titolo a squadre conquistato nell’ultima SSP300 grazie a David Salvador e Antonio Torres, è ripartita nel 2026 con lo stesso slancio (e gli stessi piloti) conquistando una doppietta in Gara 1 e un secondo e terzo posto in Gara 2.

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Drisaldi: “Salvador si giocherà il titolo con Veneman, Artigas e Buis”

Ne abbiamo parlato con il team manager Riccardo Drisaldi, volto storico del paddock della Superbike fin dai tempi del Team PSG-1. «Lo scorso anno abbiamo chiesto alla Kawasaki di poter correre con le moto gialle proprio per festeggiare il ventennale del nostro rapporto con loro. Hanno mangiato un boccone un po’ amaro, ma hanno detto “finché vincete potete fare quello che volete”» ha scherzato.

Avete iniziato la stagione in continuità con i risultati del 2025, ma è cambiata la categoria: come vi siete preparati per la Sportbike?

«È un lavoro che parte da lontano. Lo scorso anno parallelamente all’impegno nel Mondiale abbiamo fatto esperienza con le Sportbike nel CIV: non potendo correre con le Kawasaki avevamo altre moto che ci hanno permesso di conoscere meglio anche i nostri rivali. Poi da novembre è iniziato lo sviluppo della Ninja ZX-6R 636 in configurazione Sportbike».

Come si è svolto questo lavoro?

«I nostri tecnici, Salvatore Giorlandino e Lorenzo Tedeschi, sono stati bravissimi, abbiamo lavorato assieme a Kawasaki-Europe e Paolo Marchetti (Racing Advisor & MSMA Representative Bimota by KRT, nde) per sviluppare il kit di depotenziamento a 90 cavalli. Con questa configurazione, però, la nostra moto ha meno del 50% di apertura della farfalla e abbiamo dovuto lavorare molto sull’elettronica. Non avendo la coppia dei bicilindrici ci siamo dovuti impegnare a fondo sulla ciclistica e credo che il lavoro in gara si sia visto, le nostre moto erano quelle che chiudevano meglio le curve».

Torres si è regalato un posto nella storia della Sportbike, aggiudicandosi la prima manche della categoria.

«Antonio è un ragazzo spettacolare, ci ha mostrato subito il suo grande potenziale e l’anno scorso da rookie ha chiuso al sesto posto la SSP 300. Quest’anno è maturato, è anche più consapevole dei suoi mezzi, è ancora un po’ troppo istintivo ma ha un grandissimo potenziale. Lo stesso David Salvador ci ha aiutato molto sotto l’aspetto tecnico perché è molto sensibile. Credo che a fine stagione saranno insieme a Veneman, Artigas e Buis a giocarsi il campionato».

 

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