Montella: "Lo Yari del passato e il presente sembrano due persone diverse"

Il pilota campano: "In Moto2 ero nel posto giusto al momento sbagliato. Insieme a Marco Barnabò ho una relazione anche più lunga del rapporto con la mia ex"
https://www.google.com/preferences/source?q=motosprint.it, ms
Montella: "Lo Yari del passato e il presente sembrano due persone diverse"

Mirko ColombiMirko Colombi

Pubblicato il 1 settembre 2026, 17:24

Terzo nome della classifica SBK, consultandola dall’alto verso il basso. Primo degli Indipendenti, in coda ai soli ufficiali Aruba e davanti ad avversari che “più Factory di così, non si può”. Occhi blu a suggerire una somiglianza a Ray Liotta, attore pregevole in The Goodfellas, Quei bravi ragazzi americani di origine italiane. Piacevole accento campano, per una bandiera tricolore capace di sventolare spesso e volentieri in giro per il Mondo. Yari Montella ispira il modello di oriundo dei semimanubri, spostatosi dalla terra nativa e ben installatosi nel team Barni Racing. Il ventiseienne di Oliveto , a suon di podi, sta andando lontano: "Al momento ne conto 11, buonissimi. Ma non bastano: sono un pilota, mi diverto se vinco. E voglio riuscirci. Comunque, riflettevo: mi servirebbe l’automobile nuova, sì. Coi premi di Barni, potrei comprarmene una. Io e la squadra costituiamo un gruppo unito, coeso, tenace. Come si dice? Un tutt’uno”.

SBK di Magny-Cours in TV

Montella e Barni rafforzano la leadership 

A dispetto di corteggiamenti altrui, Yari rimarrà nello stesso box: "Marco Barnabò è una realtà del paddock. Ci trascorro parecchio tempo, basti pensare che assiema alla mie ex fidanzata la storia durò tre anni. Con Barni siamo al quarto (ride). Ovvero, la mia relazione più lunga! Avendo bisogno di costruire e confermare il mio lavoro e convincenti risultati, ho pensato di rimanere qui. Sono convinto di aver scelto bene, senza pensare alla investitura ufficiale. Ho una reputazione, la sto consolidando. Ripetermi nello stesso team è motivo di soddisfazione e felicità. Se vincessi il titolo Indipendenti, sarei contento. Si può fare, sebbene ci si concenti tappa dopo tappa”.

Il duo Aruba a Donington sembrava alla tua portata.

“Ho visto i rossi Nicolò Bulega e Iker Lecuona! Avevo già ottenuto il secondo posto in Australia, ma in Inghilterra mi sono avvicinato a loro, rivali capaci di monopolizzare o quasi la stagione. Ci sono però anch’io, sto riducendo la distanza a dividermi da loro. Mi sarebbe piaciuto vincere, ancora ci credo, voglio lottare con loro.  Io sono al 95 percento del mio potenziale, arrivo”.

In pochi mesi hai mostrato una crescita notevole.

“Penso di essere evoluto come pilota, certo. A livello personale, altrettanto. L’esperienza maturata nel 2025 si sta rivelando davvero utile alla realizzazione della stagione 2026. Quanto vissuto mi sta veramente servendo, l’ho definitivamente capito nell’inverno trascorso tra l’anno scorso e questo. Ho analizzato ogni passo, dalla guida in pista alla mentalità. Fisicamente ero già a posto, infatti, gli errori commessi non derivavano da stanchezza, cedimenti o chissà quale eccesso. Mal gestivo ciò che non potevo controllare, in episodi consecutivi che rischiavano di minare la mia sicurezza. Ora posso dirlo: avevo quasi paura di montare in sella, nel timore che potessicadere e ricadere. Perché succedeva? Forse ero un po’ ‘distratto’, se proprio dovessimo trovare una definizione al mio stato d’animo. Quindi, nella pausa a precedere il campionato, ho migliorato anche nell’aspetto da poco descritto. Se paragono il Yari di “adesso al passato, mi sembra di guardare due persone diverse”.

Anche la Panigale V4R è cambiata.

“Sì, lo è. Però Bulega vinceva anche l’anno scorso, oggi continua a farlo. Mica parliamo di un pilota che portava in gara un triciclo e adesso una Superbike. La Ducati è andata avanti sì. Ma io sono più consapevole, grazie al lavoro fatto dietro le quinte. L’obiettivo è racchiudere il divario al più presto”.

Cos’ha Bulega in più?

“Corre nella stessa categoria da tre anni, per giunta sulla stessa moto. Essendo lui partito da una base alta e, di conseguenza, sta arrivando in alto. Io cominciai da una base più bassa, sto provando ad elevarla. Nicolò sa cosa fare, lo fa bene, conosce il mezzo. Domina. Bulega è arrivato a uno stadio in cui sa perfettamente cosa richiede la V4R e cosa si può fare nella guida. E’ un tutt’uno. A me manca, dati alla mano, un’azione durante la quale gli ufficiali rallentano in minor spazio possibile. Io come pilota, il team sull’assetto, ci stiamo impegnando per accrescere anche le prestazioni in frenata. Dobbiamo colmare il gap dagli ufficiali”.

In Barni siete davvero indipendenti. Avete un forcellone Suter personalizzato.

“Il forcellone cambia dal punto di vista estetico, e le sensazioni mutano. il forcellone nuovo, che si è comportato bene. Il potenziale per crescere c'è, stiamo immagazzinando dati per capire come adattare il mio stile di guida. Ne abbiamo guadagnato in stabilità nell'uscita di curva e, in generale, mi sento a mio agio. Lo avevamo provato nei test, traendone riscontri interessanti e promettenti. I tempi promettevano bene, al che a Donington è stato usato nel weekend di gara. A sensazioni mi ricorda un po’ quanto usato in Moto2, grossomodo”.

Facesti tua la classe di mezzo europea nel 2020. Alla grande. Nel mondiale, però…

“Mi ritrovai nel posto giusto al momento sbagliato. Arrivai da campione europeo alla classe iridata in un buon momento, positivo. Il salto con SpeedUp, squadra reduce da un campionato positivo con Jorge Navarro e Fabio Di Giannantonio. Lo spagnolo avrebbe, in teoria, dovuto lottare per il titolo, io mi sentii spaesato. Qualche specifica era cambiata, non ricordo esattamente quale… il mezzo non era pronto per vincere. Luca Boscoscuro aveva Jorge che arrivava decimo, mentre io collezionavo danni. Luca ha poi trovato la strada di Fermin Aldeguer, l’ha giocata”.

Meritavi una seconda chance, possiamo scriverlo?

“In generale, ho notato tuttavia questo: qualsiasi mio primo anno in una determinata categoria, fungeva da ‘studio’ sul da farsi. Se mi guardo alle spalle, vedo stagioni disastrose, quasi da dire ‘sono capace, oppure no?!’ Così come nel CEV, poi in Supersport, Superbike… Mi domandate quale sia la ragione? Che cavolo ne so (ride). Mi vengono in mente grosse fatiche nei vari debutti, ma grandi reazioni al secondo anno nella medesima categoria. E’ stato sempre l’inverno a farmi trovare lo step cercato”.

Hai trovato dimora in Spagna. Qual è il metodo laggiù?

“A Jerez e dintorni ho la possibilità di allenarmi con altri piloti, iscritti nelle svariate cilindrate. Ci sono anche Antonio Rueda e David Munoz, per esempio. Avendone a che fare, ho visto quanto la loro qualità dell’allenamento sia alta. Non è una questione di quantità, parlo di qualità: su qualsiasi mezzo a due ruote, il pensiero è uno: andare forte, indipendentemente da meteo, condizioni, gomme e tracciato. Metterci il 110 percento sempre e comunque, viaggiando a manetta. L’approccio è di entrare e martellare. Basta. In Italia, parlo del Sud, tutto ciò manca, posso dirlo. E nelle altre ragioni prendevo nozioni da portare a casa, in Campania. A qualcuno dei compaesani io risultavo quasi ‘strano’, credo di essermi spiegato”.

Yari disinteressato alla MotoGP? No, pensa alla SBK

A proposito di stranezza, il percorso di Bulega. Nicolò andrà in MotoGP, raggiungendo Toprak Razgatlioglu.

“Decisione perfetta nelle tempistiche per Nicolò, meno quella di Toprak, che definirei audace. Bulega debutterà da titolare quando le moto da 850 centimetri cubi saranno nuove per tutti, equipaggiate da gomme Pirelli già conosciute e relativi vantaggi. Razga, invece, è alle prese con una Yamaha M1 poco competitiva. Doveva saperlo. Sinceramente, fossi stato nel turco, avrei atteso un ulteriore anno, poi ci avrei provato. Magari arriverà dove desidera, chissà”.

Tu arriverai in MotoGP?

“Se devo essere onesto, nemmeno ci penso. Scarsa speranza? Macché. Sono così focalizzato sul presente e i traguardi prefissati, da tralasciare il resto. Ho imparato nel 2025: avevo al mio fianco un certo Danilo Petrucci, io guardavo il sottoscritto. Adesso c’è Alvaro Bautista, io sto attento a me stesso. Mi occupo poco degli altri ducatisti, il lavoro è sulla mia persona. Aver ricominciato a provare fiducia nelle mie capacità riflette il punto di ripartenza della mia carriera. Ed è merito di Barni: lui ha creduto in me, nel momento in cui nemmeno io nutrivo dubbi sul sottoscritto. Devo veramente ringraziare Marco”.

Siete terzi, ci avreste mai pensato?

Rispondo per me: se qualcuno, in inverno, lo avesse predetto… lo avrei mandato a quel paese”.

 

Iscriviti alla newsletter

Le notizie più importanti, tutte le settimane, gratis nella tua mail

Premendo il tasto “Iscriviti ora” dichiaro di aver letto la nostra Privacy Policy e di accettare le Condizioni Generali di Utilizzo dei Siti e di Vendita.

Commenti

Loading