La SBK è a un bivio: la Cina può cambiare tutto

Ducati domina, il Giappone arranca e dal "Regno di Mezzo" arrivano però nuovi progetti: la rivoluzione del 2028 porterà aria nuova nel mondiale delle derivate?

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La SBK è a un bivio: la Cina può cambiare tutto

William ToscaniWilliam Toscani

Pubblicato il 28 settembre 2026, 11:10 (Aggiornato il 28 settembre 2026, 15:06)

Nicolò Bulega è campione del mondo Superbike. Un titolo meritatissimo, conquistato al termine di una stagione dominata insieme alla Ducati. Ma proprio mentre a Cremona si celebrava il successo dell’italiano, dall’altra parte del mondo SBK arrivava una notizia che potrebbe raccontare molto del suo futuro: ZXMoto vuole entrare nella categoria nel 2028 con una nuova supersportiva, spinta addirittura da un motore (pare) V5; mentre Cfmoto sta da tempo testando la sua SR-RR per debuttare anche lei nel 2028. Notizie apparentemente lontane, ma che finiscono per incrociarsi. Perché oggi la Superbike è davanti a un bivio.

La stagione 2026 ha consacrato Bulega e la nuova Panigale V4 R, ma sul piano dello spettacolo è mancata quella tensione che aveva caratterizzato il campionato precedente. Nel 2025 la battaglia tra Bulega e Toprak Razgatlioglu aveva messo di fronte non soltanto due piloti straordinari, ma anche Ducati e BMW, Panigale V4 R e M 1000 RR. Una sfida tra filosofie differenti che aveva tenuto vivo il Mondiale fino alla fine.
Quest’anno il copione è stato diverso. “Bulega ha fatto un altro mestiere”, Ducati ha confermato di essere il riferimento e gli avversari non sono riusciti a costruire una risposta altrettanto efficace. Tanto di cappello a chi vince, ovviamente: non si può certo rimproverare a Bulega di essere stato troppo forte. Ma per un campionato il dominio prolungato di un solo binomio non è mai la situazione ideale.

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Il problema più grande della SBK? Le moto

La SBK nasce attorno alle sportive di serie e inevitabilmente risente di ciò che succede sul mercato. Ducati continua a credere fortemente nella Panigale, BMW ha investito tantissimo sulla M 1000 RR e Bimota ha riportato sulla griglia un progetto nuovo grazie a Kawasaki. Le Case giapponesi, però sembrano muoversi con maggiore prudenza. Kawasaki ha aggiornato la ZX-10RR, ma in generale CBR1000RR-R, R1 e Ninja rappresentano evoluzioni di piattaforme che conosciamo ormai da parecchio tempo.

Non necessariamente perché in Giappone abbiano dimenticato come si costruisce una superbike. Più semplicemente perché le supersportive non sono più il centro del mercato e investire cifre enormi per sviluppare una nuova 1000 quattro cilindri oggi è molto meno scontato rispetto a vent'anni fa. Un paradosso: mentre alcuni protagonisti storici rallentano, dalla Cina arriva chi ha una voglia matta di correre.

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La Cina ci crede e ha fame

ZXMoto ne è l'esempio più evidente. È arrivata in Supersport e ha immediatamente mostrato ambizioni enormi. Adesso Zhang Xue guarda già alla categoria maggiore e parla apertamente del 2028 e di un cinque cilindri. Una Casa cinese vuole costruire qualcosa di nuovo per andare in Superbike. Non adattare una moto esistente, non limitarsi a esserci: vuole utilizzare le corse per dimostrare ciò che sa fare. Ciò che servirebbe alle derivate.
Non perché i cinesi siano destinati automaticamente a vincere e neppure perché possano "salvare" da soli il campionato. Ma perché portano investimenti, progetti nuovi e soprattutto fame. Quella stessa fame che negli ultimi anni ha permesso a BMW di trasformare la M 1000 RR da progetto discusso a moto campione del mondo.

E proprio BMW potrebbe essere un'altra protagonista del 2028, quando è attesa una nuova evoluzione della sua supersportiva. Se nello stesso periodo Cfmoto e ZXMoto dovessero realmente presentarsi sulla griglia, Ducati continuasse a investire e le Case giapponesi fossero spinte a reagire, il quadro cambierebbe parecchio.
Perché alla Superbike non servono soltanto moto velocissime. Servono moto diverse, rivalità tecniche e Case che abbiano qualcosa da dimostrare. Ducati contro BMW, V4 contro quattro-in-linea e cinque cilindri, Europa contro Giappone e magari contro una Cina sempre più ambiziosa.
La SBK non è un campionato da salvare (anche se non è proprio in forma smagliante), ma certamente è un campionato che deve decidere cosa vuole diventare. Può continuare ad amministrare ciò che ha oppure sfruttare l'arrivo di nuovi players per aprire un ciclo nuovo, diverso.
Per anni abbiamo pensato alle aziende cinesi come a quelle che inseguivano europei e giapponesi. Ma, ormai, la musica sembra proprio essere cambiata. O poco ci manca.

 

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