Polvere di Stelle: il culto della storica Motom

A Monza, un “raduno nel raduno” ha dato lustro a un Marchio capace di offrire modelli innovativi. Non tutti, però, entrarono nella produzione di serie

Polvere di Stelle: il culto della storica Motom

Luigi RivolaLuigi Rivola

Pubblicato il 29 luglio 2022, 22:13

Il "Tipo 24"


Da notare che l’estrema razionalità dell’idea era ribadita dall’alloggiamento del serbatoio del carburante, ospitato in un oblò del telaio opportunamente sagomato e ricavato nella forma dei due semigusci. L’insieme era completato dalle due sottili ruote a raggi con freni a tamburo centrale, dalla sospensione soltanto anteriore a parallelogramma deformabile e dagli accessori indispensabili: parafanghi, fanali e manubrio comprendente anche il comando del cambio. In più c’era un grande e robusto portapacchi sulla ruota posteriore.

Il motore di 50 cm³ con cambio in blocco a tre velocità era anch’esso razionale e compatto. Si distingueva per la distribuzione a quattro tempi, fin lì riservata quasi esclusivamente a motocicli di cilindrata almeno doppia, ma nonostante la maggiore complessità del sistema, la semplicità costruttiva era assoluta e l’affidabilità totale.

La potenza erogata toccava appena il cavallo e mezzo, ma le prestazioni erano brillanti anche al confronto degli altri ciclomotori a due tempi: 50 km/h di velocità massima, coppia sostanziosa, pendenza massima superabile del 22% e consumo denunciato di 75 km/ litro.

Tutto questo grazie anche al peso complessivo contenuto in appena 37 kg. Il progetto 12/A risultò vincente, ma in effetti altri prototipi erano stati realizzati e messi a punto, pronti per un’eventuale produzione in serie che però non venne deliberata.

Fra questi soprattutto il progetto “Tipo 24”, il cui telaio presentava le stesse caratteristiche innovative ideate da Falchetto a eccezione della forcella telescopica, ma si distingueva nel motore che, nelle cilindrate di 40, 50 e 65 cm³, aveva il raffreddamento ad aria forzata, lo scarico posteriore, la trasmissione finale ad albero, il cambio con comando a pedale ed era privo di pedali.

Al raduno di Monza il prototipo “Tipo 24” era il pezzo più prezioso esposto, ma non mancavano altre Motom capaci di attirare l’attenzione degli appassionati del marchio, dalla bicilindrica, un pezzo unico realizzato con eccezionale cura, alla bialbero, anche questa “fatta in casa” con la massima attenzione a tutti i dettagli, ai modelli originali da corsa con cambio a cinque rapporti con cui la piccola quattro tempi spesso batteva in gara le migliori due tempi di pari cilindrata.

Le immagini della “sfuriata” in circuito delle Motom a Monza sono su Facebook “Motom in pista”, pagina in cui si ritrovano i cultori del capolavoro di Falchetto.

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