Polvere di Stelle: quando Torino era capitale
Grazie alle iniziative industriali dei Ladetto e di Blatto, il capoluogo piemontese visse un periodo di grande fermento tra le due guerre mondiali

Luigi Rivola
Pubblicato il 9 maggio 2022, 21:39
Ladetto e SAR

Fu così che nel 1920, in occasione del secondo Salone Motociclistico internazionale di Milano, con il marchio Elect fece la sua comparsa la prima moto costruita da Giovanni ed Emilio Ladetto. Si trattava di un modello estremamente interessante, con motore a due cilindri orizzontali contrapposti in senso longitudinale, come l’inglese Douglas, con cilindri in ghisa, carter in alluminio, albero motore monolitico con volano esterno e distribuzione a tre valvole per cilindro (altre fonti riportano quattro valvole). Molto avanzata anche la trasmissione, con frizione multidisco a secco e cambio a tre rapporti. La Elect entrò in produzione in quattro cilindrate: 350, 500, 750 e 1000.
Nonostante approfondite indagini telefoniche e su internet, non sono riuscito comunque a delineare esattamente la vita industriale di questa marca e soprattutto il suo incrocio con la SAR di Reggio Emilia, che entrò nell’orbita societaria dei fratelli Ladetto nei primissimi anni Venti e che, nonostante la ragione sociale Società Anonima Reggiana, non risulta essere mai stata in collegamento con la celebre fabbrica di aeroplani delle Officine Reggiane.
Di certo si sa che la SAR mise in produzione già nel 1921 una bicilindrica di ottima fattura con il motore Ladetto 500 della Elect offerta nelle versioni Turismo a valvole laterali e Sport a valvole in testa. Quest’ultima fu pubblicizzata sul periodico specializzato Auto Moto Ciclo del 1922 con lo slogan "La più veloce delle macchine costruite in serie", e doveva essere effettivamente molto sportiva, visto che l’ingegner Angelo Blatto la utilizzò per correre a Monza nel GP Nazioni di quell’anno.
Stando alle meticolose ricerche condotte cinquant’anni fa dal giornalista e storico Giovanni Abramo Luraschi, nel 1924 il catalogo SAR si arricchì di una monocilindrica 350 da 120 km/h e di una 500 bicilindrica per la quale si promettevano addirittura 150 km/h; entrambi i motori erano gli inglesi Bradshaw a valvole in testa con raffreddamento a olio e cambio Burman a tre rapporti. Tuttavia lo stesso Luraschi afferma che nel 1925 la SAR tornò al bicilindrico orizzontale contrapposto di 500 cm³ e che l’azienda, in crisi, fu salvata dai fratelli Ladetto. Nel frattempo a Torino nasceva, per iniziativa di Agostino Rosso, di Nerio Niri, geniale inventore di un particolare sistema di distribuzione brevettato, e di Angelo Blatto, la marca Augusta, derivata evidentemente da Augusta Taurinorum, l’antico nome del capoluogo piemontese.
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