Dal CIV al Mondiale: la Sportbike lancia Filippo Bianchi

Pubblicato il 18 giugno 2026, 13:25
A volte le carriere sono ricche di sliding door: nel 2018 vinci il titolo italiano, l’anno successivo sfiori il bis e dopo due stagioni sei a guardare gli altri correre da casa. Poi si riparte, Trofeo Aprilia, si torna a vincere e si spalancano le porte del CIV dove ora Filippo Bianchi è leader della Sportbike e reduce da un prestigioso podio al debutto nel Mondiale.
A Misano sventola il tricolore con Ieraci e Bianchi: è una Sportbike “made in CIV”
Bianchi: una storia di sliding door
Tra le tante storie del Dunlop CIV 2026, quella di Filippo Bianchi è senza dubbio una delle più rappresentative di questa epoca del motociclismo. Lucchese, classe 2005, Bianchi è cresciuto con la passione del motociclismo in casa, suo papà ha corso per diversi anni partecipando anche come wildcard nel Mondiale 125. Dopo aver mostrato il proprio talento con le Minimoto nel 2018 è arrivato il titolo tricolore nel CIV PreMoto3 125 2t (ultimo campione italiano della classe duettì). L’anno successivo “Pippo” è passato nella PreMoto3 4t sfiorando il titolo e arrivando alle spalle del solo Luca Lunetta (oggi nel Mondiale Moto2) e davanti a Filippo Farioli (oggi nel Mondiale SSP dopo una parentesi nel Mondiale Moto3). Il passaggio in Moto3 è stato più complicato, un infortunio lo ha rallentato nella prima stagione mentre nel 2021 è arrivata la chiamata nel Gresini Junior Team. Quella che poteva essere l’annata della consacrazione si è però trasformata in un’annata nella quale il sogno sembrava essersi definitivamente arenato.
Filippo ha perso la mamma da piccolo e il papà, con un lavoro da operaio ha cercato di fare il possibile per continuare a farlo correre.
Nel 2022 la perdita di un grosso sponsor ha costretto Bianchi a un anno sabbatico. Nel finale di quell’anno sabbatico ecco un’altra sliding door: a Varano dove Filippo stava seguendo Sebastian Ferrucci (giovanissimo pilota classe 2011 oggi impegnato nel CIV Moto4 e nell’Euroepean Moto4 Cup) ha incontrato Andrea Neri e Giacomo Luminari del motoclub 52 Racing Team. Da lì con pochi mezzi ma tanta passione e talento talento Bianchi si è ricostruito un percorso prima nel Trofeo Aprilia RS 660 dove ha sfiorato il titolo al debutto nel 2023 e dove poi ha centrato la vittoria nel 2024. Lo scorso anno una stagione da rookie complicata da un infortunio a inizio stagione nel CIV Supersport (chiuso comunque con ottime prestazioni in top 10) ora il ritorno nella Sportbike con il Team MMP.
Un 2026 da protagonista con sogno Mondiale
Tornato sull’Aprilia RS 660, Bianchi è rinato: il debutto in Sportbike a Misano ha lasciato tutti a bocca aperta. Record della pista e due vittorie arrivate contro Bruno Ieraci, campione in carica passato nel Mondiale e costantemente in lotta per le posizioni di vertice. Il Mugello ha accorciato la classifica a causa di un guasto in Gara 1 mentre era al comando ma già a Imola, Pippo ha ristabilito le gerarchie con una doppietta in solitaria. Abbiamo parlato con il suo capotecnico Gianluca Zaccaria (che vanta grande esperienza anche nel Mondiale SBK e SSP): “Fin dal primo test con una moto poco più che originale mi ha impressionato e ho detto al Team che avremmo dovuto fare di tutto per correre con lui”. Pippo si è calato perfettamente nella nuova realtà trovando subito un grande affiatamento con tutta la squadra. “È un grande sviluppatore, quest’anno abbiamo delle nuove sospensioni e quindi abbiamo pochi dati. Lui però è un pilota molto sensibile e veramente in pochi turni riusciamo sempre a sistemare la moto, come successo ad Imola”.

L’inizio di stagione di Bianchi aveva portato diverse squadre del Mondiale a prendere contatto con l’entourage del pilota lucchese. La wildcard di Misano, bagnata col podio di Gara 1, dove “Pippo” si è dimostrato subito all’altezza dei migliori piloti del Mondiale ha ulteriormente acceso le sue quotazioni sul mercato. Ovviamente per passare al Mondiale i risultati potrebbero non bastare, Bianchi lavora dal lunedì al venerdì come tecnico tornitore su macchine a controllo numerico nell’azienda del papà di Ferrucci. Una storia simile a quella di altri piloti “operai”, che però visto quanto dimostrato fin qui da Bianchi merita il lieto fine.
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