CIV, Ieraci: “Il risultato di quest’anno è frutto di un grande lavoro di squadra”

Il pilota abruzzese si è laureato Campione Italiano Sportbike con la Triumph del Team CM Racing, ora l’assalto al mondiale

Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 3 gennaio 2026, 10:57

Una ripartenza, l’ennesima della carriera, ha regalato un titolo a Bruno Ieraci. Rimasto senza sella prima di finire la stagione 2024, il pilota abruzzese ha trovato con il Team CM Racing – al rientro nel mondo delle moto dopo due stagioni tra i kart – la giusta alchimia che ha portato a pilota e squadra il secondo alloro italiano. Ieraci ha riannodato il filo con il successo di due anni fa in Supersport 300, prima della difficile stagione 2024 nel Mondiale di categoria.

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Ieraci e CM Racing avanti insieme anche nel mondiale

Due titoli italiani in tre stagioni, come hai vissuto la seconda affermazione?

«Lo dico con la massima umiltà: sono consapevole di essere tra i riferimenti a livello nazionale. Ho sempre fatto bene: quando non ho vinto, ho chiuso spesso secondo per pochi punti, sia in PreGP 125 che in MiniGP. Quest’anno è stato particolare perché la classe era nuova per tutti. Mi sono divertito tanto e ho trovato belle persone con cui lavorare».

Hai sottolineato l’importanza di CM Racing.

«Alessio Cavaliere è una persona splendida, ma non soltanto lui, tutto il team è stato incredibile. Il risultato di quest’anno è merito mio ma anche di tutta la squadra per il lavoro che abbiamo svolto insieme».

Anche per loro era una ripartenza dopo l’avventura tra i kart, com’è nato il vostro rapporto?

«Conoscevo Alessio perché CM Racing è un team importante, che aveva fatto ottime cose con Luca Bernardi, Randy Krummenacher, Manuel Bastianelli e Sara Sanchez. Non avevamo mai parlato, ma quando ho ricevuto la prima telefonata, con la proposta di fare insieme la Sportbike nel CIV, avrei subito voluto dire di sì. In realtà ho preso tempo dicendo “vi farò sapere”, ma già il giorno dopo ho dato la mia conferma».

Otto vittorie e ulteriori tre podi in tredici gare, tuttavia hai potuto festeggiare soltanto nell’ultimo weekend: è stata una stagione combattuta.

«Mattia Sorrenti è stato bravo, il discorso vale anche per Leonardo Carnevali nel finale di stagione. Hanno tenuto aperto il campionato fino all’ultima gara nonostante le mie otto vittorie, non era scontato. Certo, di mezzo c’è stata la squalifica del Mugello, poi è arrivata la caduta nella Superpole Race di Imola, ma fondamentalmente quello è stato l’unico errore della stagione. Non me lo sono rimproverato troppo».

A quale degli otto successi sei maggiormente affezionato?

«Dovrei dire Gara 1 del Mugello: era una gara importante, ci tenevo perché era l’anniversario della scomparsa di mio padre. Purtroppo è arrivata la squalifica – poiché il peso moto – pilota era inferiore al consentito di 400 grammi – e quindi non la posso considerare. Credo che la più bella sia stata Gara 2 a Misano nel primo round: venivo da un anno difficile, ero rimasto a piedi e a novembre non sapevo cosa avrei fatto nel 2025. È stato l’ennesimo riscatto della mia carriera, ne ho avuti tanti e infatti la cosa che andrò a cercare d’ora in avanti sarà la costanza».

Sei stato campione sia della Supersport 300 che della Sportbike, pensi che il cambio di regolamento sia stato corretto?

«Secondo me sì, il passaggio è più che sensato. Ho maturato anni di esperienza con la 300 perché, per esigenze di budget, era l’unica classe che potevo permettermi. La cosa più importante è che ora con la Sportbike il pilota può fare la differenza. Secondo me non vedremo più le gare con 20-25 moto tutte attaccate».

Nel 2026 ti aspetta di nuovo il mondiale.

«Esatto, proseguirò con CM Racing e con la Triumph nel mondiale Sportbike. La novità vera è che saremo supportati in maniera ufficiale dalla Casa inglese».

Durante la settimana lavori come operaio, quanto è difficile riuscire a coniugare il lavoro con la vita del pilota?

«Sto cercando di fare delle moto il mio lavoro, però è difficile per via dei costi del motociclismo. Lavoro in una fabbrica in cui imbottigliamo acqua: quando faccio il turno al mattino mi alleno il pomeriggio e viceversa. Si dice spesso che si fanno i sacrifici allenandosi, il mio sacrificio più grande oggi è andare a lavorare, ma non perché non voglia farlo, ma perché vorrei riuscire a dedicarmi al 100% alle moto».

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