CIV, Ruda: “Il JuniorGP è solo business, in Italia mi sono sentito amato”
Pubblicato il 29 dicembre 2025, 15:49
Grazie alla JuniorGP, la Spagna è il sogno di tanti piloti italiani che coltivano l’obiettivo dell’approdo nel Mondiale. Eppure c’è anche chi ha compiuto – con successo – il percorso inverso: Marcos Ruda. Dopo tre stagioni in JuniorGP, la carriera del maiorchino ha subito un brusco stop e quando in Spagna nessuno sembrava più credere in lui, dal Dunlop CIV è arrivata la chiamata del GP Project 2WheelsPoliTO. Il resto è storia: due titoli italiani della Moto3, il primo con la formazione torinese e il secondo, in questo 2025, con il Team Lucky Racing.
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Ruda campione: “Il futuro è ancora incerto”
Sei arrivato nel CIV due anni fa in un momento difficile della tua carriera, come hai trovato il campionato italiano?
«È vero, sono arrivato in Italia in un momento complicato, ma il CIV mi ha davvero incantato fin dal primo giorno. In questo finale di stagione, dove sono tornato nel paddock della JuniorGP, in tanti mi hanno chiesto un parere sul campionato italiano: a tutti ho detto che per me è la migliore serie in termini di organizzazione, per come è gestita e per come i team si prendono cura dei piloti. Questa cura viene in primis dalla Federazione».
Quanto è difficile per un pilota spagnolo riuscire a trovare le giuste condizioni per correre nella JuniorGP?
«È molto complicato, è per questo motivo che sono venuto a correre in Italia, perché mi sono state presentate offerte molto buone, prima con il GP Project 2WheelsPoliTO e poi con Lucky Racing. Mi sono sentito amato, cosa mai successa nella JuniorGP. In Italia, vedo le squadre che vivono e respirano questo mondo divertendosi. Nel “Mundialito” invece è soltanto business, è come se fosse un negozio molto costoso, soprattutto per gli spagnoli, perché si stanno cercando sempre più piloti stranieri».
Ti rivedremo in Italia anche il prossimo anno oppure continuerai nell’europeo Moto2 come in questo finale di stagione?
«Il mio futuro è ancora abbastanza incerto. Face Racing mi ha dato l’opportunità di mettermi alla prova in Moto2 per preparare il 2026, ma non è certo che correrò lì il prossimo anno».
Dopo il titolo 2024 sei passato al Team Lucky Racing: com’è stato l’adattamento alla nuova squadra?
«All’inizio è stato complicato perché alla prima tappa tutto il materiale per assemblare la moto era arrivato a ridosso del weekend. Con il passare delle gare la squadra ha capito le mie richieste e io mi sono riuscito ad adattare alla moto, molto diversa rispetto a quella che usavo l’anno scorso. Sono molto legato alla squadra e penso che quest’anno sia stato uno dei migliori della mia carriera. Devo dire grazie ad Andrea Raimondi e Sara Forti Lo Pinto (team manager e team coordinator di Lucky Racing, nde) e a tutta la squadra per il lavoro. Mi sono sentito molto amato: con loro sono stato sempre a mio agio e li considero una famiglia, mi sono divertito molto e credo che questo si sia visto. Mi piace creare un legame forte con tutta la squadra, questo rende più semplice ottenere i risultati».
A Misano c’è stato quel finale incredibile con la vittoria nonostante la caduta all’ultimo giro: cosa hai pensato in quel momento?
«Dopo tre giri avevo già un grande vantaggio e ho iniziato a ripetermi “Calma Marcos, non c’è bisogno di spingere”. Poi proprio all’ultima curva quando ho pensato “Vai con ancora più calma” mi si è chiuso l’anteriore. Mentre vedevo la moto rotolare mi dicevo “No, Marcos! Ora la squadra ti ucciderà!”. Quando l’ho rialzata, la carena era distrutta, la leva della frizione era rotta, fortunatamente sono riuscito a ripartire e tagliare il traguardo per primo. Qualche giorno prima avevo scritto a Sara dicendole “Questo weekend, o gloria o ghiaia”. Alla fine è stato sia l’una che l’altra!».
Poche settimane dopo sei tornato nel mondiale Moto3, com’è stato quel weekend?
«Non come avrei voluto, ero piuttosto arrabbiato perché so di essere un pilota veloce e con molta esperienza e avrei potuto fare bene anche nel Mondiale. Purtroppo la squadra aveva poca esperienza e pochi dati a disposizione, sapevo di essere in forma perché pochi giorni prima avevo vinto nel CIV. Però nonostante le gomme Pirelli e una Honda ho girato più piano di quanto fatto con la moto del Lucky Racing».
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