CIV, Ottaviani: “È stato un bel cammino, ora la SBK”
Pubblicato il 26 dicembre 2025, 19:04 (Aggiornato il 27 dic 2025 alle 21:16)
La carriera di Luca Ottaviani è stata una lunga rincorsa al tricolore Supersport. Dal primo successo nel 2020 al titolo soltanto sfiorato nella passata stagione, fino alla rivincita del 2025, con la festa lo scorso ottobre al Mugello. Un trionfo che ha completato un percorso che merita di essere raccontato: “Otta” aveva debuttato nel 2015 con una Yamaha R6 e con soltanto suo padre come meccanico, per poi diventare progressivamente uno dei punti di riferimento del campionato, come confermano i numeri che in 110 gare nella Supersport parlano di 32 podi, 22 dei quali nell’ultimo triennio con il Team Extreme Racing Service e la MV Agusta F3 800. Un pacchetto che ha permesso al trentaduenne di trovare la stabilità necessaria per primeggiare, dopo aver cambiato cinque team e tre moto nei precedenti otto anni.
CIV, nuova sfida in SBK per Luca Ottaviani
Ottaviani: la ricerca delle sfide
Possiamo dire che il tuo titolo è la rivincita dei piloti “operai”, quelli che si sono dovuti conquistare ogni cosa in pista?
«Sì, ma non soltanto il mio titolo: vale anche per Alessandro Delbianco, perché lui stesso ha vissuto tanti anni complicati e si è dovuto sudare tutto sul campo».
Nel giorno del trionfo hai ripensato al tuo esordio nel CIV, con una vecchia R6 e soltanto tuo padre ad affiancarti?
«Devo dire che è stato un bel percorso. Molto duro, perché ci siamo sempre dovuti rimboccare le maniche, sia io che la mia famiglia. Ma ce l’abbiamo fatta, fin qui è stato un bel cammino, che mi ha portato al titolo. Ci sarei voluto arrivare prima, ma mi sono sempre dovuto adattare, di anno in anno, a quello che riuscivo a trovare. L’importante, comunque, è esserci arrivati, non era scontato».
Nei primi anni avevi spesso cambiato team e moto, è stata dura?
«Non è stato difficile perché ero obbligato ogni anno a fare di necessità virtù. Sono tutte esperienze che mi hanno formato, ho accumulato anche un bagaglio di conoscenze tecniche importanti. Ci sono state avventure anche complicate che mi hanno comunque arricchito a livello umano e sportivo. Ho corso con Yamaha, Kawasaki, MV Agusta, un anno in SBK con la BMW e ho provato anche la Ducati».
Il primo podio risale all’ultima tappa del 2018 a Vallelunga.
«Con l’SGM Tecnic Racing Team eravamo partiti con qualche difficoltà, ma è in quel team che ho conosciuto il mio attuale capotecnico, Roberto Bevilacqua, con cui ho un rapporto speciale. Non eravamo molto competitivi, ma durante l’anno Roberto mi aveva permesso di tirare fuori qualcosa in più. Dopo quel podio non mi ero sentito arrivato, però avevo capito che avevo qualcosa di buono da mostrare».
E poi Imola, nel 2020, ti ha regalato la prima vittoria.
«Sì, con la Kawasaki, una moto che non voleva nessuno. A fine 2019 avevo lasciato SGM, avevo deciso di correre con la Ninja per dimostrare che poteva vincere e ce l’abbiamo fatta. Alla prima gara di quell’anno ho fatto fatica, complici parecchi problemi, alla seconda è andata ancora peggio perché abbiamo rotto tre motori in tre giorni! Poi però è arrivata la vittoria dalla pole a Imola, seguita dal bis a Vallelunga, dove avrei vinto due gare ma la penalizzazione in Gara 1 mi ha fatto retrocedere secondo».
Prosegue nella prossima pagina
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