Africa Eco Race, Botturi: “Tra me e Cerutti c’è rivalità ma anche grande amicizia” | Esclusiva
Solo 26 secondi hanno separato il pilota Yamaha dal terzo successo nel raid africano, una sfida tutta italiana che ha tenuto tutti col fiato sospeso

Pubblicato il 29 gennaio 2025, 16:57
Dopo i successi del 2019 e 2020, Alessandro Botturi ha sfiorato il terzo successo all’Africa Eco Race. Un successo sfumato sul più bello a causa di una rete che ha rallentato il pilota bresciano che l’anno prossimo tornerà in Africa per riprendersi ciò che la sfortuna gli ha tolto nel 2025.
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Ancora una volta seconda posizione, proprio come lo scorso anno, sempre alle spalle di Jacopo Cerutti. L’Africa Eco Race 2025 però è stata ricca di colpi di scena tra cui quello finale nello stage 11 che è costato il successo finale a Botturi lasciando a Cerutti il successo per soli 26 secondi dopo oltre 36 ore di gara:
“Penso che non sia mai successo che un rally internazionale così lungo sia finito con solo 26 secondi tra il primo ed il secondo. È bello essere stato tra i protagonisti, c’è stato molto interesse sull’Africa Eco Race perché eravamo due piloti italiani, con due moto diverse e due progetti diversi che se la sono giocata fino alla fine. Tra me e Jacopo c’è rivalità ma siamo anche grandi amici quindi c’è molto rispetto, durante i trasferimenti quando capita che prende paga ed è un po’ arrabbiato mi avvicino e gli tiro uno schiaffetto dicendogli: “oh il vecchietto oggi ti ha battute eh””.
Sappiamo che in caso di successo questa sarebbe stata la tua ultima Africa Eco Race, invece così con Jacopo che ha fatto 2-2 sei costretto a tornare l’anno prossimo.
“Si, correrò ancora anche la prossima edizione anche se avevo pensato di chiudere da vincitore questa ma alla fine mi sono fatto autogol. È una cosa che mi piace molto fare, sono motivato e determinato. Yamaha fa parte di me ormai”.
Yamaha ha perso subito Pol Tarres, questo ha fatto si che la gara diventasse solo tra te e Jacopo. Nelle tappe in Mauritania però si è aggiunto “Monsieur Dakar” Stephan Peterhansel. Com’è stato condividere nuovamente la strada con lui?
“Con Stephane correvamo insieme nell’enduro, io ero ad inizio carriera e lui alla fine è sempre bello passare del tempo con lui nonostante abbia vinto 14 Dakar non fa pesare il suo palmares e si mette a disposizione di tutti. Aiuta i ragazzi a fare il roadbook, è veramente bello vedere una persona come Stephane che si mette a disposizione degli amatori fa capire quanto bello sia lo spirito dei rally africani. Prima di essere una gara è una grande avventura. Tra di noi c’è grande rispetto perché sei solo nel deserto con il tuo avversario e se dovesse succederti qualcosa sarà lui il primo a soccorrerti”.
Tornando invece all’episodio della rete nelle ruote all’ultima tappa, cos’è successo?
“Purtroppo la rete è un qualcosa che può succedere, l’ho vista da lontano che volava a lato della traccia e speravo non arrivasse sulla strada, proprio all’ultimo invece mi si è infilata nella ruota. Fa parte del gioco, l’arrabbiatura dopo cinque minuti era già passa ed ero orgoglioso di essere arrivato a giocarmela fino alla fine. Poi purtroppo uno dei due avrebbe dovuto vincere e uno fare secondo, è toccato di nuovo a me fare secondo ma speriamo che giri un po’ la fortuna per l’anno prossimo”.

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