Buchanan: "In sella mi sento nervoso, ma nel rugby me la facevo sotto"

Cormac, neozelandese della Moto3: "In pista si mette in conto una caduta, sul campo sai prendi tante botte. Mi piaceva Casey Stoner, però il mio idolo si chiama Dan Carter"
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Buchanan: "In sella mi sento nervoso, ma nel rugby me la facevo sotto"

Mirko ColombiMirko Colombi

Pubblicato il 13 agosto 2026, 11:21

E' ormai raro trovare nomi neozelandesi nel panorama iridato. Cormac Buchanan, titolare Moto3, arriva da molto lontano, trascorrendo i nove decimi della stagione in Europa: "Mi sono spostato dal mio Paese alla Spagna nel 2022, quando stavo per compiere 16 anni. Da lì a oggi, è un continuo viaggiare, cosa che mi piace davvero. Ogni tanto sento la distanza, è difficile accettare la mancanza da casa. Mi mancano la famiglia, gli animali e tutte le cose che ho lì. Ma i ragazzi del team Code Motosports rappresentano ora il mio gruppo, il nucleo con cui lavoro e vado in giro".

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Cormac, neozelandese impegnato nel mondiale

Down Under, il Continente capavolto. Cormac racconta alcuni passi del suo migrare: "Cominciai in Australia, perché in Nuova Zelanda ero troppo piccolo per iniziare. Nel 2021 venni selezionato per la Red Bull Rookies Cup, contestualmente partecipai alla British Talent Cup. La mia famiglia venne con me nel 2022 a Granollers, bel posto vicino al Catalunya Circuit. Debuttati più avanti nello JuniorGP, e quest'anno eccomi qui, nella Moto3 mondiale. Adesso vivo da solo, mi arrangio e me la cavo (ride). 

Moto3 poco generosa con chiunque vi approdi, ma formativa: "Sto migliorando, sia nel tempo sul giro che sulla distanza. Mi sto avvicinando alla top ten, mostrando una buona crescita. Metto in pratica l'esperienza maturata, prendendo punti in due Gran Premi. L'obiettivo consiste nel risultare più consistente e costante, piazzandomi sempre nelle zone alte di classifica. Voglio ottenere un contratto per le stagioni venture. Sfrutterò i progressi compiuti anche nelle prossime gare".

Buchanan: moto eccitante, rugby terrorizzante

Il giovane kiwi svela altre note di curiosità: "Vengo dal Sud del mio Paese, vivo veramente vicino all'Artide. E fa un freddo becco, credetemi. Ecco il motivo per cui in pista mi trovo bene in condizioni di bagnato, forse perché provengo da un posto piovoso e dove l'equilibrio è instabile. Mi sento a mio agio in quelle difficili condizioni, anche se sto migliorando pure quando l'asfalto è asciutto e c'è il sole".

Chissà che esempio o modello da imitare gira nella testa di Cormac. Interessante e originale è la risposta: "Prima delle corse, facevo altro. Lo sport da cui arrivo, incredibilmente popolare nella mia nazione, è il rugby. Mi piaceva Casey Stoner, certo: la sua storia somiglia alla mia, perchè tutta la famiglia si spostò per cercare e intraprendere il professionismo. Ed era giovanissimo, al pari del sottoscritto. Tuttavia, il mio idolo gioca a rugby. Si chiama Dan Carter. Mi piace, perché è una bella persona nella vita ed è forte in campo. E' stato in grado di tornare super competitivo, nonostante grossi infortuni subiti e altri imprevisti. Lo apprezzo, penso sia un esempio".

A sto punto, viene da chiedergli se abbia confidenza con campo verde e palla ovale: "Certo, anche io praticavo assiduamente rugby, ai tempi delle scuole. Mi divertivo, ma quando c'era da scegliere quale sport al quale dedicarmi pienamente, ho preferito le moto. E' più divertente stare in sella. Ricordo che, in più occasioni, dopo allenamenti con la palla ovale, mi capitava di guidare e sentire ancora gli effetti del giorno prima. Dòlori da tutte le parti..."

Ora parla a ruota libera, leggete: "Per quasi tutta la vita, giocavo a rugby. Le gare sembrano più pericolose, però il rugby lo è di più. Il mio ruolo era nella linea arretrata. Essendo non grosso fisicamente, rischiavo parecchio di prendere botte. Io magari pesavo 40 chili, me la vedevo contro ragazzi di 80. Immaginate che legnate ricevevo. E quando salivo in sella, sentivo i dolori dei colpi presi in campo. La differenza tra sensazioni provate in moto e nel rugby è la seguente: sulla griglia di partenza, mi sento nervoso. Sul campo verde, mi sentivo terrorizzato. Perché tra i cordoli, mantieni il controllo: mica è detto che si cada. Ovviamente è meglio evitare un incidente. Nel rugby l'incidente arriva di sicuro, tra placcaggi, 'risse', blocchi e quant'altro. Senza dimenticare le parolacce. Comunque, si va incontro a mazzate, capita anche di piangere. La paura di una caduta esiste in moto, ma si tiene in disparte. Sul campo la certezza delle batoste ti gira sempre in testa, devi accettarlo".

 

 

 

 

 

 

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