Martin: (forse) esiste un avversario più pericoloso di Marc Marquez

Jorge è in piena lotta titolo contro il nove iridato, ma deve decidere come affrontarlo: sala operatoria o no?
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Martin: (forse) esiste un avversario più pericoloso di Marc Marquez

Mirko ColombiMirko Colombi

Pubblicato il 17 settembre 2026, 18:57

Lasciato alle spalle il Gran Premio MotoGP di San Marino e Riviera di Rimini, Jorge Martin è costretto a pensare al suo arto superiore destro. Lo spagnolo del team Aprilia Racing ne aveva palesato fastidi, infatti, in Austria torna sull'argomento: "Come sta il mio braccio? Meglio" giura "la pista è il test più attendibile a capire se sarà il caso di farmi operare o meno. Durante il weekend dovrò essere intelligente, sapendo che, chiaramente, il momento importante arriverà con la gara domenicale. Vedrò se riuscirò e guidare come voglio, gestendo l'eventuale fatica. Chissà come andrà". Come apprenderete, il numero 89 ha un avversario (forse) più pericoloso di un certo 93. 

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Arm pump peggiore di MM93

Martin ha incassato un perentorio sorpasso sferratogli da Marc Marquez a Misano. C'è chi sostiene che, comunque, il nove volte iridato avrebbe comunque superato il connazionale, ma le condizioni del braccio di Jorge lo hanno costretto alla resa: "Nemmeno riuscivo più a guidare". Infatti, da leader del Gran Premio "sono arrivato solo quinto" risultato sul quale ha parlato in ottica Spielberg: "Per l'Austria mi sono preparato come sempre faccio, nella mia maniera normale. Devo usare la testa, guidando al cento percento. Sto giocandomi il mondiale, farò ciò che serve per essere competitivo".

Gli crediamo, però la sindrome compartimentale è una brutta bestia. Nervi e tendimi che si gonfiano e infiammano, provocando fastidio, dolore e limiti meccanici. Alcuni piloti, addirittura, dal male perdevano il sendo della vista e il controllo della moto. Sarà il caso di Martinator? "Lo capirò solo nel corso della Sprint" mette le mani avanti "farò una stima della situazione, decidendo se farmi operare o meno". 

Non è tanto entrare in sala operatoria, farsi aprire, poi chiudere e cucire. Sono i tempi di recupero e le reazioni del braccio a preoccupare il conduttore della RS-GP. Il calendario avrà una serie di Gran Premi oceanici, uno in fila all'altro. In primis, Motegi: "E' difficile decidere se operarmi o no: è un rischio correre in Giappone se il braccio non dovesse guarire completamente. E poi mi porterei dietro le conseguenze". Esatto.

La chiosa del piltota, titolato due stagioni orsono, ancora in grado di far sua la corona MotoGP: "Sto crescendo. Non sono all'attacco né in difesa, semplicemente dò tutto ciò che ho. Se riesco a fare solo quinto, mi accontento. Rispetto al 2024 non dispongo della stessa velocità per vincere tante gare, come le Sprint. Adesso sono rapido in ogni fine settimana, mi trovo sempre lì in alto. Vedremo come andrà. Si faranno le somme alla fine". In pratica, il discorso è: Marc Marquez è insidioso già di suo, e lo sa. In più, ci si mette il cosiddetto "arm pump". Due pericoli, uno controllabile tra i cordoli, l'atro sotto i ferri. Quale il peggiore? 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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