Acosta: "Non voglio mostrare un Pedro "versione tv", prima o poi la maschera cade. A Stoner ruberei una cosa"
L'INTERVISTA PARTE 1 - "Preferisco che la gente mi conosca per come sono. Casey arrivava a girare su tempi da primato con facilità. I rivali? Bagnaia il più gentile, Marquez il più difficile da battere"
Gianmaria Rosati
Pubblicato il 19 agosto 2026, 17:58
Per raccontare Pedro Acosta in poche parole basterebbe un concetto: nessuno più di lui sembra avere le carte in regola per essere il volto della MotoGP di domani. Al ragazzo di Murcia non manca nulla: il talento cristallino, che gli ha permesso di vincere due titoli in tre stagioni nelle classi minori con una supremazia a tratti disarmante, si unisce infatti a una personalità che difficilmente lascia indifferenti. Il segreto del personaggio Acosta è, contraddizione apparente, il... non essere personaggio. Pedro è autentico, fa e dice – più o meno – tutto quello che gli passa per la testa.
Un esempio lo si è avuto al Balaton Park, dove giovedì Pedro si è presentato alle sessioni media con una camicia proveniente forse da Miami Vice e sgommando con il proprio scooter, come se fosse in un parcheggio con gli amici. Questa attitudine resterebbe fine a se stessa senza il talento e i risultati, cose che invece hanno permesso ad Acosta di entrare nel gotha della MotoGP, anche se è ancora defilato nella lotta per il titolo, complice una KTM inferiore alle moto italiane.
Quella KTM che Pedro lascerà a fine stagione, per salire sulla Ducati ufficiale e, soprattutto, fare coppia con Marc Marquez: il volto attuale della MotoGP assieme a quello del futuro. Un mix esplosivo, anche perché Pedro è pronto a prendersi il mondo, senza lasciare nulla di intentato pur di riuscirci.
Hai parlato spesso della tua infanzia e del mestiere di pescatore di tuo padre: quali sono gli insegnamenti che hai tratto da lui?
«Penso che mi abbia insegnato a non mollare mai, credo che questo mi stia aiutando tanto in MotoGP. In Moto3 e Moto2 è stato tutto troppo veloce: in Moto3 ho vinto subito e ho fatto il salto, in Moto2 ho disputato due anni per poi compiere il salto in MotoGP, dove dopo un solo anno sono entrato in un team ufficiale. Tutto veramente rapido, così in questo momento della carriera in cui sto facendo un po’ fatica a lottare per il titolo, ossia il mio obiettivo finale, questo insegnamento mi mantiene motivato».
Il tuo essere schietto e senza peli sulla lingua è un dono di famiglia oppure è una caratteristica “esclusiva” di Pedro?
«Mio padre e mia madre sono più “politicamente corretti”. Però penso che se vuoi fare questo lavoro per quindici o vent’anni devi essere naturale, non puoi essere un personaggio, perché un giorno o l’altro la maschera del personaggio cade. Quindi preferisco che la gente mi conosca per come sono, piuttosto che una versione di Pedro “da televisione”».
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