Quattro stagioni in una: da dove riparte Aprilia in vista di Silverstone?
Gianmaria Rosati
Pubblicato il 3 agosto 2026, 11:56 (Aggiornato il 4 ago 2026 alle 09:43)
Autunno e inverno: i Trackhouse boys
Nell'opera di Vivaldi arrivano poi – nell’ordine – Autunno e Inverno, che in questo caso sono rappresentati dalle mine vaganti Made in USA. Il patron Justin Marks starà sorridendo in queste settimane, vedendo il suo Team Trackhouse prendersi le copertine una gara dopo l’altra, a suon di risultati. L’autunno può essere associato a Raul Fernandez, che per mesi ha dovuto fare i conti con un rinnovo del contratto rivelatosi molto più sofferto del previsto, nonché con alcuni alti e bassi e problemi fisici. Lo spagnolo è comunque riuscito a mettere sul piatto il proprio potenziale, accompagnato da un’importante maturazione. «Voglio mantenere un profilo basso – il pensiero di Raul – non dico che non posso lottare per il titolo, ma per farlo devo evitare certi errori che ho già commesso. Sono abbastanza lontano in classifica, ma mai dire mai».
L'inverno è Ai Ogura, che sta conquistando a mani basse il premio di “antidivo dell’anno”. Poche parole nelle conferenze stampa, una freddezza glaciale che ben si sposa con le basse temperature invernali, ma anche e soprattutto una velocità sempre crescente, sia che si parli della singola gara che di questa fetta di stagione. Passando quasi sotto traccia, il giapponese è il primo inseguitore del leader del campionato Martin e forse per tutti i suoi rivali è un bene che sia arrivata la pausa estiva, dato che – Marc Marquez a parte – Ogura era il pilota più in palla del lotto.
Sarà però interessante capire quanto reggerà quella disincantata spensieratezza che finora ha accompagnato Ogura, il quale dopo il podio del Sachsenring ha ammesso di sentirsi «In lotta per il Mondiale». Peraltro, bontà sua, con la stessa espressione facciale con cui avrebbe raccontato qualsiasi altra cosa. Ma anche questa, evidentemente, è una forza dell’ex iridato Moto2, che sogna di diventare il primo campione della classe regina nato nel Terzo Millennio.
Di fronte a tale scenario, la palla passa all’Aprilia intesa come costruttore: il parziale dall’Ungheria al Sachsenring tra Trackhouse e il team interno di Noale parla di un netto 174 a 65 per la squadra satellite, segno che l’inerzia è tutta nelle mani di Davide Brivio e Francesco Guidotti. Massimo Rivola e i suoi più stretti collaboratori dovranno rapidamente definire i rapporti di forza tra team ufficiale e Trackhouse, in bilico tra il senso di libera competizione – che ha regnato finora – e il rischio di replicare quanto vissuto dalla cugina Ducati soltanto due anni fa, quando il sogno mondiale di Pramac divenne realtà al termine di un infinito testa a testa tra Pecco Bagnaia e Martin.
Quel Martin che oggi si trova dal lato opposto, cioè nel team ufficiale, ma che anche questa volta ha le valigie in mano. Così come Ogura, tra l’altro con la stessa destinazione. Tutti pezzi di un puzzle che l’Aprilia dovrà comporre a partire da Silverstone, pista storicamente favorevole alla RS-GP, per non perdere un’occasione ghiottissima.
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