Quattro stagioni in una: da dove riparte Aprilia in vista di Silverstone?

In metà campionato la casa di Noale ha vissuto di tutto: pura estasi, soddisfazione ma anche delusione e un pizzico di paura. Ora si ricomincia e tante cose sembrano ancora da chiarire
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Gianmaria RosatiGianmaria Rosati

Pubblicato il 3 agosto 2026, 11:56 (Aggiornato il 4 ago 2026 alle 09:43)

 

L'estate: Marco Bezzecchi

Il secondo concerto è quello relativo all’Estate, la stagione dei sogni e della leggerezza: nessuno come Marco Bezzecchi ha incarnato per mesi tale spirito all’interno del box Aprilia. Dopo una stagione da top rider e sviluppatore in contemporanea, in questo 2026 Marco ha rapidamente giurato amore all’Aprilia – annunciando il proprio rinnovo già ai test in Malesia – e su questo slancio ha iniziato con un ruolino di marcia da dominatore. Tre vittorie nei primi tre Gran Premi, con la sensazione di avere margine su tutti gli altri, tenuti in corsa soltanto da qualche errore di troppo del riminese nelle Sprint.

Poi, però, quel filo dorato sul quale Bezzecchi sembrava danzare si è spezzato ed è impossibile non individuare nella domenica del Balaton il momento del fattaccio. Quell’incolpevole “zero” al via, nell’incidente generato dalla caduta del compagno di team Martin (errore di valutazione o asfalto infido?), ha dato inizio forse a un’altra stagione per Marco: probabilmente ostacolato dalla pressione del ruolo di favorito per il titolo – una prima volta per lui nella classe regina – ha inanellato una serie di errori inattesi. Sia dentro che fuori dalla pista, con lo schiaffo al Marshall nella ghiaia di Brno seguito dal volo nei primi giri del GP di Assen: due gare nelle quali, senza tema di smentite, Bezzecchi poteva ambire al podio.

Proprio questo fattore sembra ora l’ancora di salvezza per Bez: a differenza del compagno di squadra, Marco è stato veloce pressoché in tutti i weekend finora disputati, buttando però al vento numerose occasioni e, di conseguenza, tanti punti. L’aspetto psicologico – mettendo da parte per un attimo quello fisico – sembra l’unico da dover registrare per il romagnolo, che rispetto a Martin ha lottato in molte meno occasioni per il titolo fino alle ultime battute e proprio questo deficit di esperienza potrà giocare un ruolo nella seconda parte della stagione. «È un momento duro ma noi siamo più duri» è stato il breve ma significativo messaggio di Marco all’indomani dell’infortunio alla clavicola del Sachsenring, che potrebbe aver rappresentato il punto – più basso – dal quale ripartire grazie alla sua velocità. 

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