Martin: "Tutti hanno una battaglia interna. Rivola? Siamo come padre e figlio"
L'INTERVISTA - "Un papà vuole il meglio per il figlio anche se questo non è d’accordo con certe scelte. Piloti di oggi meno playboy? Prima era uno show e potevi non essere un atleta"
Gianmaria Rosati
Pubblicato il 22 luglio 2026, 09:29
Martin, il matrimonio, lo psicologo e la vita fuori dalla pista
Il matrimonio è nei tuoi programmi?
“Sì ma non adesso. Mi piacerebbe sposarmi ma quando sarà il momento: non voglio farlo in fretta come altri”.
Hai parlato spesso del tuo percorso con uno psicologo: senti di aver ancora molta strada da fare sotto l’aspetto mentale o ti ritieni soddisfatto?
“C’è sempre tanto lavoro, ma non come sportivo bensì soprattutto come persona. Tutti abbiamo le nostre paure ed in generale tutti hanno una battaglia interna con qualcosa, e cercano tutti i giorni di migliorare. Se non hai gli strumenti per capire queste cose e come migliorare sei sempre in sofferenza, invece grazie al mio psicologo sono in grado di imparare, e quando ricapita una cosa so come affrontarla. Mi sento sempre un po’ più maturo, mi conosco di più. Alla fine tanta gente non si conosce mai davvero, non si fa delle domande, mentre io ora sono molto più profondo e provo a capire. Non è facile ma mi piace”.
Hai iniziato anche a leggere la Bibbia. E’ un altro modo per conoscersi?
“Può essere. Voglio crescere e imparare: vorrei ad esempio conoscere diverse lingue. Alla fine abbiamo una sola vita e non sono solo un pilota, sono anche una persona. Voglio imparare il più possibile, così quando sarò vecchio e mi avvicinerò alla morte potrò dire di aver fatto diverse cose, non di essere stato solo un pilota”.
A tal proposito: hai parlato spesso dell’incidente in Qatar e della paura di morire: si può spiegare a parole come si riparte e si torna in sella dopo un evento del genere?
“Devi avere un proposito. Una vita senza un proposito è completamente vuota: in questo capitolo della mia vita sono un pilota ed è quello che voglio fare, quindi non c’è mai stato il pensiero di non tornare. Avevo un fuoco dentro che mi ha permesso di migliorare un passo alla volta: è un percorso durato circa un anno, dall’incidente al ritorno alla vittoria, e ho dovuto lavorare duramente, potendo contare sulle persone a me vicine”.
Vedere Bezzecchi vincere con la tua moto ha aggiunto ulteriore carburante per tornare in pista il prima possibile?
“Sicuramente è stata una buona notizia, perché sapere che la moto che mi aspettava era una moto vincente aiuta, e vedendo Marco vincere ho pensato “se lo fa lui lo posso fare anche io”, il che mi ha regalato grinta e voglia di tornare. Ancora non ho fatto molti chilometri e mi sento ancora in un processo di conoscenza della moto, tant’è che a volte questa ha dei comportamenti inaspettati, ma è un percorso destinato a migliorare”.
Com’è il tuo rapporto con Rivola? Durante i mesi più difficili è sembrato quasi un padre, mentre a Balaton non ha risparmiato qualche critica nei tuoi confronti…
“L’esempio del padre con il figlio è calzante, dato che tante volte un padre vuole il meglio per il figlio anche se quest’ultimo non è d’accordo con certe scelte. L’anno scorso volevo lasciare Aprilia e lui voleva che restassi, c’è stato un po’ di scontro ma poi abbiamo deciso di restare insieme e le cose sono andate sempre meglio. Su Balaton Massimo ha la sua opinione e non posso controllarla, ma l’importante è parlare e risolvere internamente. Ora stiamo bene e penso che si debba restare più uniti che mai, dato che abbiamo una bella opportunità per vincere, e se ci scontrassimo avremmo più da perdere che da guadagnare”.
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