Martin: "Tutti hanno una battaglia interna. Rivola? Siamo come padre e figlio"

L'INTERVISTA - "Un papà vuole il meglio per il figlio anche se questo non è d’accordo con certe scelte. Piloti di oggi meno playboy? Prima era uno show e potevi non essere un atleta"

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Gianmaria RosatiGianmaria Rosati

Pubblicato il 22 luglio 2026, 09:29

Jorge Martin ha tratti in comune con… l’entropia. E’ sempre in continuo movimento e mutamento, si disperde e si riunisce, regalando sempre una faccia diversa della sua personalità. Per capirlo basta prendere i suoi ultimi tre anni: Campione del Mondo MotoGP nel 2024, il primo a riuscirci senza un team ufficiale a supportarlo, poi grande delusione della stagione 2025, contraddistinta da infortuni in serie ed addirittura dalla paura di morire, fino ad un 2026 dove si è ripreso quella vetta del mondiale che gli mancava proprio dal giorno del suo primo titolo in classe regina. In mezzo a tutto questo c’è stato spazio anche per una crisi con Aprilia, il ritorno alla vittoria e la firma con Yamaha, che lo accoglierà nel prossimo biennio, ma anche un deciso avvicinamento alla fede ed una nuova consapevolezza. Non possono quindi che essere tanti i temi da toccare con Jorge, che parla un italiano ottimo e spazia da parole più raffinate ad altre imparate nel paddock. 

Jorge, come racconteresti questo momento della tua vita? Dentro e fuori dalla pista

“Domanda difficile (sorride ndr). Direi che tutto sta andando piuttosto bene: sei mesi fa sarebbe stato impensabile pensare di essere oggi in questa posizione in classifica generale. Fisicamente sto bene, c’è qualcosa da migliorare ma sto migliorando un passo alla volta. Nel complesso me la posso giocare in pista”. 

Chi sono le tre persone che hanno aiutato di più Jorge Martin a diventare quello che è oggi? 

“Sicuramente la mia fidanzata Maria, ma dirne solo tre è impossibile. Il mio allenatore Jorge, che è la persona che vedo di più, ma Aleix (Espargarò ndr) che mi ha aiutato tanto nel mio processo di crescita ed a uscire da alcuni momenti difficili. Ovviamente c’è anche il mio manager Albert (Valera ndr) e tutta la mia famiglia. Ho creato il mio gruppo e questo mi aiuta a crescere”. 

In passato i piloti erano dei playboy, mentre oggi tu e tanti dei tuoi colleghi siete prossimi al matrimonio: come ti spieghi questo cambiamento?

“Per me prima lo sport era più show: vi erano le gare ma i piloti non erano atleti, mentre oggi siamo atleti che devono mangiare bene, dormire bene ed allenarti. Devi essere concentrato, e tutto questo ci ha portato a volere a fianco una persona che ti trasmette tranquillità. Magari se non avessi Maria sarei molto meno focalizzato su quello che devo fare: forse uscirei di più la sera e penserei alle ragazze (detto in maniera più diretta ndr), invece ora sto tranquillo perché so di avere Maria, una persona che nei momenti difficili mi supporta ed in quelli positivi si diverte con me. Tutte cose che servono ad un atleta”. 

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