Unite nelle difficoltà: per Honda e Yamaha la svolta per il successo è ancora lontana

Le due case non hanno convinto nella prima metà di stagione: l’HRC non ha dato seguito ai progressi del 2025, a Iwata stanno ancora cercando la luce in fondo al tunnel
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Gianmaria RosatiGianmaria Rosati

Pubblicato il 15 luglio 2026, 14:20

Stand by in salsa giapponese. La prima parte della stagione 2026 è ufficialmente terminata tra il verde della Sassonia, ed il bilancio per Honda e Yamaha non è certo dei più onorevoli, per motivi diversi. Chi si affacciava a questa stagione con le maggiori speranze era senza dubbio Honda, forte dei progressi compiuti nella passata stagione, grazie ai quali aveva abbandonato la fascia D nel sistema delle concessioni salendo in quella C. 

Nel corso dell’inverno la rivoluzione del recente passato ha lasciato spazio all’innovazione, con piccoli miglioramenti non più atti a stravolgere la moto, ma tale lenta crescita sembra essersi arrestata. Al netto di qualche sprazzo, come il podio di Joan Mir a Barcellona poi revocato per pressione irregolare, le prestazioni dei piloti Honda sono state sotto le aspettative. 

Mir ha confermato a più riprese in pista ed a parole quanto sia sempre al limite, finendo spesso e volentieri a terra, Diogo Moreira ha mostrato buone cose in qualifica ma meno tra Sprint e gare lunghe, Johann Zarco è fuori da cinque GP e Luca Marini, il più costante della pattuglia, maschera spesso e volentieri proprio con la costanza un potenziale limitato. Troppo poco nel complesso in relazione alle speranze di inizio stagione, confermata anche recentemente da Romano Albesiano, che aveva parlato di una Honda “già attualmente in grado di puntare alla top five con una certa costanza”. 

Yamaha sul fondo

Risultati che invece Yamaha non ha nemmeno mai messo nel mirino. Nemmeno in inverno, quando i test – soprattutto in Malesia – avevano in fretta fatto capire che il passaggio al V4 poteva essere una mossa utile più in ottica 2027 che 2026. I problemi in termini di velocità e prestazione pura della M1 infatti non sono svaniti con l’addio del quattro in linea, e questo ha portato ben presto Fabio Quartararo a salutare la casa nella quale è cresciuto – perlomeno in MotoGP  - per abbracciare proprio il progetto dei cugini di Honda. 

Il tutto condito da commenti pieni di esasperazione circa il potenziale della M1, anche in weekend a tratti positivi come quello del Sachsenring. “Sto soffrendo in generale e quindi non mi diverto. Qui al Sachsenring è dura vedere gli altri andarsene nel secondo settore perché hanno maggiore aderenza e maneggevolezza, ma almeno in qualifica mi sono tolto una piccola soddisfazione. Servirebbe migliorare ma non possiamo trovare la soluzione per quest’anno”.  


Oltre ai problemi di gioventù della nuova M1 V4 Yamaha deve fare anche i conti con una pattuglia di piloti limitata per motivi diversi: escluso Quartararo infatti la casa dei tre diapason può contare su due piloti a fine ciclo come Alex Rins e Jack Miller – con quest’ultimo comunque capace di mostrare segni di vita in Germania – e su un debuttante assoluto come Toprak Razgatlioglu, chiamato ad imparare i segreti della MotoGP in sella alla moto attualmente più difficile del lotto. 

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Futuro da scrivere

E se solo pochi mesi fa Honda sembrava in netto vantaggio su Yamaha in ottica rivoluzione tecnica del 2027, ora tutto sembra ancora da decifrare, considerati anche gli ampi margini di crescita della M1. Prima però c’è tutta una seconda parte di stagione da disputare, dove salvare perlomeno l’onore con dei risultati. 

 

 

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