MotoGP, dal grande avvio al futuro Rosso: è l’anno della consacrazione di Acosta
Pubblicato il 14 aprile 2026, 10:31 (Aggiornato il 14 aprile 2026, 10:51)
Quando un pilota riceve l’appellativo di baby-prodigio da giovanissimo venendo immediatamente confrontato con i grandi del passato o che l’hanno comunque preceduto, le aspettative nei suoi confronti si alzano immediatamente e diventa complesso gestire mentalmente tale situazione. Pedro Acosta, però, ha mantenuto fede a tale definizione scalando velocemente le varie categorie fino ad arrivare in MotoGP, mettendosi in luce anche in top class e, soprattutto, diventando uno dei nomi più chiacchierati del paddock e ambito dalle squadre in ottica futura. D’altronde, si sta parlando di un due volte campione del mondo tra Moto2 e Moto3 che sembra ormai prossimo al passaggio nel team ufficiale Ducati al fianco di Marc Marquez per il 2027 dopo una vita – sportivamente parlando, essendo un classe 2004 e quindi ancora giovanissimo – passata ad aggredire i cordoli con i colori Red Bull e KTM. E ciò che ha mostrato fino a questo momento con una moto ben lontana dalla competitività dell’Aprilia e della stessa Ducati ha confermato ulteriormente il suo enorme potenziale.
Un avvio di 2026 da top rider assoluto, alla ricerca del primo trionfo
In questo avvio di stagione prima della lunga pausa causata dallo slittamento a novembre del Gran Premio in Qatar, Pedro è stato uno dei protagonisti assoluti nonché l’unico in grado di portare con costanza la KTM nelle posizioni di vertice. L’apice è stato nel GP inaugurale in Thailandia, dove ha colto per la prima volta in carriera una vittoria in classe regina transitando per primo sotto la bandiera a scacchi nella Sprint dopo un epico duello con Marc Marquez, per poi concludere anche il weekend da leader della classifica di campionato grazie al secondo posto domenicale diventando il primo a riuscire in tale impresa con la Casa austriaca.
Un inizio straordinario che, se comparato a quello dei compagni di marca – il migliore è Enea Bastianini con 22 punti conquistati – rende bene l’idea di quanto Acosta riesca a fare la differenza con la RC16 tenendo testa alle moto più performanti. Come di consueto, l’arrivo in Europa con l’appuntamento a Jerez de la Frontera rappresenterà una sorta di nuovo inizio per la stagione e si vedranno i valori in campo effettivi, ma è chiaro che il numero 37 vada considerato uno dei pretendenti alle prime posizioni ad ogni weekend di gara; l’unica cosa che gli manca per diventare un pilota vincente a tutti gli effetti è, ironicamente, proprio la prima vittoria in una contesa domenicale, in cui pur avendo centrato il podio in ben 12 occasioni – salendo al primo posto al pari di Colin Edwards tra i piloti con più podi senza successi in MotoGP – non è mai riuscito a salire sul gradino più alto. Sarà certamente quello, l’obiettivo per le prossime gare in attesa di aprire un nuovo capitolo della sua già ottima carriera.

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La probabile sfida interna con Marquez nel 2027 “in Rosso”
Nella massima serie a due ruote il primo podio è arrivato in fretta visto che a Portimao, secondo appuntamento stagionale, è salito sul terzo gradino duellando anche con Marquez e mettendo immediatamente le cose in chiaro: “Ho superato Marquez prima del suo incidente”, aveva evidenziato dopo la gara lasciando intendere di essersi guadagnato tale piazzamento senza approfittare della caduta di Marc e Bagnaia. Quello spirito combattivo è sempre stato il punto di forza di Pedro, in grado di attirare l’attenzione di Luigi Dall’Igna e di tutto l’entourage Ducati, ma un 2027 in Rosso potrebbe dar vita ad una rivalità interna con Marc particolarmente accesa.
Sia ai tempi della Honda che in questi ultimi anni in Ducati, Marquez è stato infatti sempre il leader indiscusso all’interno del box per via del proprio carisma e dei risultati ottenuti pur avendo condiviso il box con grandi piloti del calibro di Dani Pedrosa, Jorge Lorenzo e Pecco Bagnaia, ma con Acosta la storia potrebbe essere diversa. Anche lui ha infatti una personalità dominante e non si è mai tirato indietro nelle battaglie in pista nonostante un mezzo effettivamente inferiore a quello della concorrenza dal punto di vista prestazionale, motivo per cui in più di un’occasione ha dovuto fare i conti con delle cadute oltrepassando il limite, ma con una Desmosedici a disposizione non ci sarebbe da stupirsi nel caso in cui si dovesse accendere una rivalità interna nel box ufficiale tra il grande campione già affermato ed il “nuovo che avanza” come se fosse una sorta di passaggio del testimone.
Un’ipotetica rivalità così accesa sarebbe un toccasana anche per l’interesse nei confronti della MotoGP stessa in un anno fondamentale della propria storia, trattandosi del primo della nuova era con moto da 850 cm³, aerodinamica limitata e gomme Pirelli. Ovviamente le incognite sono molteplici e non è detto che i valori delle moto rimangano gli stessi delle attuali 1000, ma è difficile pensare ad una Ducati poco competitiva, specialmente con due piloti del genere alla guida. Ad Acosta manca ancora l’affermazione più importante, ma ha già dimostrato di essere pronto ad ogni sfida e il passaggio in Rosso rappresenta la giusta occasione per la consacrazione definitiva. Gli avversari, Marc compreso, sono avvertiti: lo squalo – appellativo di Pedro ormai da anni – vedrà Rosso.
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